Ecco il dossier della Digos sui rapporti segreti con la Cia

Stefano Zurlo

da Milano

Il presidente emerito Francesco Cossiga, gran conoscitore dei fatti d’intelligence e di polizia, ha chiesto ieri al ministro dell’Interno se fosse al corrente dello strettissimo rapporto che legava l’ex capo della Cia, Bob Lady (presunta «mente» del sequestro di Abu Omar) al capo della Digos di Milano, Bruno Megale (coordinatore delle indagini che hanno portato all’arresto di alti ufficiali del Sismi, all’iscrizione sul registro degli indagati del direttore, alla richiesta d’estradizione per alcuni agenti della Cia, ivi compreso l’«amico» Lady). Gliel’ha domandato perché leggendo la trascrizione dell’incidente probatorio del maresciallo Pironi (l’unico che ha ammesso d’aver partecipato al rapimento dell’imam) ha appreso che «il capo della Digos manteneva costanti rapporti con il residente Cia di Milano al quale, in modo irregolare e senza passare come prescritto attraverso i Servizi, passava costantemente informazioni raccolte dalla Digos. Atti dai quali poi risulta - continua Cossiga - che la sorveglianza della Digos su Abu Omar cessò stranamente due o tre giorni prima del rapimento/esfiltrazione come assicurato dal residente Cia al maresciallo».
L’osservazione dell’ex capo di Stato va approfondita alla luce di una relazione della Digos sui «contatti informali» avuti con la Cia e inviata al pm Spataro il 29 giugno scorso, ad appena cinque giorni dall’arresto dei funzionari del Sismi, Marco Mancini e Gustavo Pignero. Le nove pagine del documento, confrontate alle duecento dell’incidente probatorio di Pironi, sollevano qualche perplessità. Innanzitutto a pagina 3 della relazione si scopre che «l’ultimo servizio di pedinamento da parte di quest’ufficio (la Digos, ndr) nei confronti di Abu Omar, prima della sua scomparsa, risale al 31 gennaio 2003» quando invece - a detta del pm - così non sembra essere. Il 30 settembre 2006, a sei giorni dall’annuncio della chiusura delle indagini, Pironi ribadisce che Lady sapeva con certezza che Abu Omar era un target privilegiato della Digos e che il giorno del sequestro non sarebbe stato pedinato. Il pm lo stoppa: «È documentato, invece, che la Digos aveva continuato i pedinamenti e l’osservazione, abbiamo tutte le relazioni agli atti». Pironi è sorpreso: «Allora io ho rischiato di brutto...». Secca la conferma del pm: «E certo. Ma andiamo avanti...».
Se ha ragione Cossiga a proposito del «modo irregolare» con il quale sarebbero avvenuti i contatti fra i vertici della Digos di Milano e gli 007 americani, occorre ragionare su alcuni passaggi della relazione che datano sul finire del 2000 l’inizio delle frequentazioni con Bob Lady conosciuto per il tramite di alcuni funzionari dell’Fbi «che fornirono la possibilità di acquisire anche attrezzatura tecnica utile per integrare le risorse tecniche della struttura investigativa». Con Bob Lady i primi incontri alla Digos riguardarono indagini sui terroristi Es Sayed Abdelkader Mahmoud e Rifa’i Ahmed Taha Abu Yasser. «Da quel momento - scrive la Digos al pm Spataro - sono stati mantenuti stabili contatti con Robert Lady, capocentro Cia a Milano». Rapporti definiti «informali» e di cui «era stata messa a conoscenza la competente autorità giudiziaria, che ne aveva dato l’avallo». Giustamente tirata in ballo la magistratura, la Digos si preoccupa di sottolineare come i rapporti con Lady fossero «improntati alla massima correttezza e cooperazione», e consistevano «in uno scambio di informazioni» su terroristi «dimoranti nelle aree mediorientali dov’è estremamente difficile una cooperazione giudiziaria ma più efficace operazione d’intelligence». Come se non bastasse, oltre che dall’Fbi, anche dalla Cia la Digos ha ottenuto supporti logistici preziosi «agevolando l’ufficio nell’acquisizione di hardware e software per l’analisi dati utili all’inchiesta» ed in un caso anche di una microspia «autoalimentata particolarmente durevole e criptata». Rapporti strettissimi, dunque, fra la Cia che sequestra Abu Omar a febbraio proprio quando finisce il pedinamento, e la Digos che molla la presa sul temibile Abu Omar a fine gennaio. Relazioni sconosciute fino al deposito degli atti, e che si sarebbero dovute chiarite prima per non alimentare inutili sospetti.