Ecco le ex «stazioni gioiello»

L’inchiesta de «il Giornale» sulle stazioni ferroviarie genovesi oggi arriva negli scali alle soglie del centro cittadino: nel ponente a Sampierdarena e in via di Francia, nel levante a Sturla.
Sampierdarena: voto 4,5
Che le frequentazioni della stazione di Sampierdarena siano profondamente cambiate lo si capisce anche dalle facce che nelle mattine d'estate aspettano il treno verso le spiagge del ponente. Tantissimi sudamericani, per la maggior parte provenienti dall'Ecuador, che da tempo risiedono in questa grande delegazione alle porte del centro cittadino.
Nella Genova che cambia faccia e abitanti, Sampierdarena è forse il più grande avamposto di questo nuovo che avanza. Di conseguenza, anche la stazione diventa un banco di prova decisivo per verificare se l'integrazione tra culture diverse è possibile. «E' inutile negarlo, negli ultimi anni qui la situazione è cambiata - spiega la titolare di un negozio in stazione - Al mattino quasi tutti i nostri clienti sono extracomunitari».
I primi risultati di questa integrazione non sembrano però confortanti. Su un cartellone pubblicitario nel sottopasso, che promuove la possibilità di spedire denaro all'estero, un uomo chiaramente straniero afferma: «Invio soldi in Albania». Qualcuno, a penna, accanto alla parola «soldi» ha aggiunto «rubati».
Non si può negare, comunque, che qualche tentativo per migliorare i servizi in stazione sia stato fatto: ad esempio, i servoscala sui binari. Non su tutti, perché i disabili su carrozzina non possono usufruirne (visto che non ci sono, e chissà perché), se devono salire al binario dove arrivano i treni verso Busalla e Acqui Terme. Ma un passo è stato fatto. Di recente, sono state aperte le scalinate che consentono di raggiungere rapidamente la Fiumara, evitando il traffico e arrivando al centro commerciale attraverso i giardini.
Ma chi in stazione lavora ogni giorno non fa che lamentarsi di continui tentativi di furto e danneggiamenti, perché i vandali non risparmiano nulla. Così, fa tenerezza vedere che sui muri del sottopasso sono stati installati sei grandi pannelli, con gli scatti della fotografa Elisabetta Goggi. Una mini mostra dedicata ai passeggeri dei treni. E' eccessivo pessimismo, se viene spontaneo chiedersi quanto resteranno intatti?
Via di Francia: voto 5
Non sarebbe stato più logico fare un po' di pulizia, prima di riaprire al pubblico la stazione di Via di Francia? Perché nel corso dei mesi in cui questo micro-scalo tra Principe e Sampierdarena è stato chiuso (per permettere il potenziamento del nodo genovese), la sporcizia si è inesorabilmente impossessata di ingressi, sottopassaggio e scale. Bottiglie rotte, rifiuti, cartacce: uno spettacolo poco edificante, che macchia l'immagine di questa stazione costruita di recente per venire incontro alle esigenze dei lavoratori impiegati al WTC. Dopo la chiusura estiva, in via di Francia fermano tredici treni in più rispetto a prima, e così sono ventitre i convogli che qui fanno tappa. L'evento avrebbe meritato maggiore considerazione da parte del gestore della stazione. Che, oltre a dare una bella ripulita, magari avrebbe potuto attivarsi per riparare l'unica biglietteria automatica presente nello scalo, evitando così ai passeggeri in cerca di biglietti il tragitto verso la (non) vicina tabaccheria. O che avrebbe potuto rimettere in funzione l'ascensore in grado di portare disabili e anziani sul binario dei treni diretti a Genova. Un bel servizio che, purtroppo, non funziona.
Sturla: voto 5,5
«Avere un'attività commerciale dentro una stazione è un punto di forza, dà visibilità». Parola di Piergianni Ghezzi, titolare del negozio al piano terreno dell'edificio che ospita la stazione di Sturla. E infatti è veramente impossibile non notare questo negozio «di supporto e vendita alle attività artigiane». Anche perché, lì intorno non è rimasto molto altro. Personale delle ferrovie, a Sturla non ce n'è più da anni. Ci sono due sale d'attesa (una per binario), due macchinette automatiche per i biglietti, una decina di panchine, un po' di verde sparso in stazione, niente servizi igienici. Unico sollievo: su un binario funziona un distributore automatico di snack e bevande. Quasi la metà del posteggio di fronte alla stazione è riservato al negozio: la parte che resta libera, che può ospitare una ventina di auto, non è però utilizzabile per intero, perché nel piazzale ci sono alcune carcasse abbandonate lì da chissà quanto tempo. «Sono qui da sei anni e quando sono arrivato la stazione era in condizioni pietose» ricorda Ghezzi. Da allora, a parte i lavori che a sue spese ha intrapreso nel suo negozio, la situazione non è cambiata di molto.
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