«Ecco come faremo il tagliando alla 194»

«Da quando fu ratificata la normativa, la medicina è avanzata: ora feti di 22 settimane possono vivere»

da Roma

«È arrivato il momento di fare il tagliando alla 194 e questi sono gli interventi più urgenti: applicare la parte disattesa, riguardante la prevenzione e dare delle linee guida per far sì che la normativa non sia più violata come accade in varie parti d’Italia». Ha le idee chiare ma nessun intento di crociata il nuovo sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella, che dovrebbe ricevere deleghe riguardanti la tutela della maternità. All’indomani delle polemiche scaturite dalle parole pronunciate da Benedetto XVI, che ricevendo il Movimento per la vita in Vaticano ha parlato della legge che trent’anni fa introdusse l’aborto legale in Italia come di «una ulteriore ferita nelle nostre società, già purtroppo gravate da profonde sofferenze».
Onorevole Roccella, volete mettere mano subito alla 194?
«La legge sull’aborto è una materia che necessita un tagliando, l’ho ripetuto per mesi. Ma noi non intendiamo assolutamente intervenire a gamba tesa sulla 194. Chi ci attribuisce questo intento non sostiene il vero. Quelle che vogliamo varare sono norme applicative, linee guida...».
Nessuna revisione, dunque?
«La legge 194 rimarrà tale e quale. Quando si fa un tagliando a una macchina non si sostituisce il motore, lo si mette a punto, per permettergli di funzionare al meglio. Il nostro non sarà un intervento di tipo legislativo, ma di applicazione. Chi agita lo spauracchio, facendo credere che vogliamo attentare a una legge dello Stato, non ha compreso il nostro intento».
Se si tratta di una legge che legalizza l’aborto, farla funzionare meglio che cosa significa?
«La legge che ha legalizzato l’interruzione di gravidanza non si limitava a questo. Prevedeva e prevede, nella prima parte, tutta una serie di interventi di prevenzione. Largamente inapplicati. Non si cerca di rimuovere i problemi pratici e i problemi psicologici che portano la donna all’aborto. Non c’è un supporto adeguato che assista e aiuti le donne a guardarsi dentro».
C’è chi dice che è sospetta la fretta con cui volete intervenire...
«Anche questo non è vero. Non è vero che non sia avvertita la necessità urgente di avere delle linee guida. Oggi esiste un reale problema di mancata applicazione e di disomogeneità nell’applicazione della 194. Non c’è solo la parte preventiva che è rimasta in moltissimi casi lettera morta. Ci sono articoli della stessa legge che vengono violati».
Può fare qualche esempio di violazione?
«Emblematico e doloroso è stato il caso avvenuto all’ospedale Careggi di Firenze, dove un bambino venne abortito alla 23ª settimana, per motivi legati alla diagnosi prenatale. I medici avevano pronosticato una malformazione all’esofago, che poi in realtà non c’era. Non ci si deve stupire di questo, capita spessissimo, perché la diagnosi prenatale viene fatta su base probabilistica. Ebbene, il piccolo sopravvisse per un certo periodo. Il caso fu scioccante, perché balzò all’onore della cronaca il fatto che di tanto in tanto nascevano vivi bambini abortiti oltre i tre mesi».
Perché in questo caso la legge fu violata?
«Perché l’articolo 7 della 194 stabilisce che non può essere abortito un feto che ha possibilità di vita autonoma. Molto sapientemente, la legge non fissa dei termini. Quando venne scritta, trent’anni fa, bambini di 23-24 settimane non potevano sopravvivere. Oggi questa possibilità esiste. Ormai i neonatologi concordano nell’affermare che a 22 settimane i neonati vanno rianimati. Il problema è che in alcuni ospedali italiani oggi si può abortire oltre le 22 settimane di gestazione, in altri no. Come vede, ci sono violazioni, regole diverse da regione a regione, da ospedale a ospedale. C’è necessità di linee guida generali, valide per tutti».
Ha parlato di articoli non applicati.
«Ho fatto l’esempio importante della prevenzione. Gliene faccio un altro. La pillola abortiva Ru 486 viene usata in sette regioni italiane senza che l’Aifa, l’ente italiano di vigilanza sui farmaci, l’abbia autorizzata. C’è da stabilire il protocollo per il suo utilizzo. Eppure viene utilizzata da singole aziende sanitarie senza autorizzazione, che copiano chi il protocollo americano, chi quello francese. L’Aifa, prima di autorizzare, studierà e approfondirà. Nel caso poi arrivasse l’autorizzazione, bisognerà rendere compatibile la somministrazione della pillola abortiva con la legge 194, e quindi l’intero processo dovrà svolgersi in ospedale. Solo così, come ha detto lo stesso Consiglio superiore di Sanità, la pillola abortiva e il metodo chirurgico avranno lo stesso grado di sicurezza».
Sintetizzi il tagliando in una battuta...
«Daremo pieno sviluppo e piena applicazione alla parte preventiva della legge rimasta inapplicata, e delle linee guida uguali per tutti».