Ecco le fiabe per bimbi (ma con il finale gay)

GenovaC’erano una volta le favole. C’erano le streghe cattive, al massimo gli orchi e i lupi. Ora gli eroi buoni organizzano «un piano per lasciare la moglie cattiva», poi «vedendola impazzita, la legano e la portano via, al castello della noia». A battere le mani a Saffo e Brigida, che tutt’altro che annoiate vissero felici e contente come Giorgio e il suo bel mago di cui è «da sempre innamorato», ci sono quattro bambini. E di queste favole loro ne hanno già sentite tante. Anzi, per loro non sono neppure più favole, ma una realtà che vivono tutti i giorni, a casa con mamma e mamma.
Il progetto «Due Regine e due Re» è firmato dagli organizzatori del Gay Pride, è un invito rivolto a tutti i bambini di Genova, con la benedizione del Comune e della Regione Liguria. Perché, per dirla con parole loro «l’obiettivo è educare i bambini all’esistenza di diverse tipologie di famiglie - è la teoria di Alberto Villa, portavoce del Gay Pride -. Queste favole comunque puntano su un racconto omoaffettivo, resta il sentimento positivo, solo che a volersi bene sono protagonisti dello stesso sesso. Non facciamo propaganda, ai bambini insegniamo solo che l’importante è non discriminare le persone in base al colore della pelle, o al sentimento religioso, o alle preferenze sessuali». Poi, vabbé, chissà perché il ruolo della cattiva tocca a una moglie, la morale della favola è che se impazzisce basta lasciarla, che la magia buona serve per liberarsi di lei, e che deve trionfare l’amore saffico o omosessuale, perché tutto il resto è noia, con tanto di castello in cui rinchiudere chi la pensa diversamente.
Inevitabile ripensare all’invito rivolto ai bambini di tutte le scuole genovesi. Perché il «laboratorio» che ha partorito questa favola, sarebbe dovuto essere affollato di piccoli scrittori in erba che avevano come unico canovaccio da seguire per non andare fuori tema quello del trionfo del sentimento gay per consentire il lieto fine. Possibile che in poco tempo i bambini abbiano fatto fuori la famiglia, Biancaneve risvegliata dal bacio del principe azzurro e persino Pisellino che non chiamerà mamma Olivia, ma almeno sa che Braccio di Ferro non si metterà mai con Bruto? Il «laboratorio» in realtà è una porta chiusa che difende un gruppo di soli adulti intenti a elaborare il testo, al riparo da telecamere e macchine fotografiche. I bambini restano fuori a giocare con un cagnolino di peluche.
Alla biblioteca «De Amicis» non ha cuore di presentarsi subito neppure il sindaco Marta Vincenzi, che preferisce fare un salto quando i riflettori sono quasi spenti. Ma il pieno appoggio del Comune all’iniziativa è confermato dal Francesco Langella, direttore della biblioteca, soddisfatto perché «è la prima volta che si fa in una biblioteca italiana per ragazzi un evento simile». Le polemiche? Certo, ci sono, ma per il direttore a sbagliare non sono stati certo il Comune o gli organizzatori. «Evidentemente serve una maturazione - spiega Langella - il confronto deve essere ampio e ci vuole tutta la cautela del caso perché si tratta di minori. Il nostro obiettivo però è mettere al centro tutte le diversità e non ghettizzare ulteriormente, su questo argomento ho insistito anche con gli organizzatori». Al di là delle parole, i fatti. Nella biblioteca pubblica per ragazzi è stata allestita una sezione con trenta volumi di favole per bambini a sfondo omosessuale. Niente principessa sul pisello, insomma. Ai bambini va spiegato che vale anche «il principe senza pisello - è la testimonianza di Giuliana Beppato, mamma di tre bambini con due mamme -. Ormai anche a scuola i moduli per l’iscrizione non chiedono più il nome del padre e della madre, ma prevedono lo spazio per un genitore e l’altro genitore». Giuliana Beppato fa la psicologa e porta la sua testimonianza a sostegno della necessità di aumentare i testi di letteratura omosessuale anche nelle scuole. «Molti adulti - conferma - li hanno usati per fare coming out». Insomma, per spiegare ai bambini, ai loro figli avuti magari grazie all’inseminazione artificiale, perché hanno due mamme oppure due papà. Sotto le finestre della biblioteca, al Porto Antico di Genova, giocano migliaia di bambini che hanno preferito la Festa dello Sport. Senza chiedersi perché hanno una mamma e un papà.