Ecco le «figlie dell’Irak» un’armata di donne unite contro Al Qaida

Vedove, orfane, vittime del terrorismo: ai checkpoint sono essenziali per perquisire le potenziali kamikaze. Finora le promosse sono settanta

Dopo i figli è la volta delle figlie. Eccole risorte, le donne irachene. Vedove, disoccupate, madri, orfane, sorelle, fidanzate costrette a un lutto prematuro. Unite tutte dall’odio verso Al Qaida, la cui violenza le ha strappate dall’ombra che la tradizione locale vorrebbe per loro. Sono le Daughters of Irak, i nuovi corpi che affiancano i Sons of Irak, reparti di soli uomini, attivi già da un anno. I figli e la speranza del Paese che la violenza del terrorismo ha unito. Contro di essa.
Sponsorizzati dagli americani, Sons e Daughters hanno compiti di perlustrazione, ispezione e mantenimento della sicurezza. Si rompe una tradizione, la donna imbraccia il fucile, perquisisce, e dà ordini.
Rispondendo a una direttiva dell’Esercito americano emanata a febbraio che spingeva per un maggiore coinvolgimento delle donne nella gestione della sicurezza, il capitano Michael Starz, ufficiale capo della zona di Yusufiya, nel triangolo della morte, ha pensato proprio alla creazione di questi reparti femminili, alla luce anche del successo dei Sons, che al momento conta 95mila uomini.
Con i nuovi sistemi di sicurezza e il crescente numero di poliziotti, i terroristi stanno facendo sempre più ricorso alle donne kamikaze.
Il ruolo e l’importanza dei reparti femminili stanno proprio nella perquisizione di questi potenziali kamikaze ai checkpoint. Il costume locale non vuole che siano gli uomini a toccarle, per lo meno in pubblico.
Il battesimo dell’arma per queste nuove ausiliarie è avvenuto due mesi fa nell’area di Yusufiya. Sono circa 500 sono le donne coinvolte, 70 le “promosse” finora. Pagate otto dollari al giorno e, diversamente dai Sons, reclutati tra le file dei gruppi di miliziani sunniti che combattono al fianco degli americani contro Al Qaida, le Daughters sono un reparto bipartisan: sunnite e sciite insieme.
Vanno a lezione due volte alla settimana, sono addestrate da uomini ma anche da militari donne americane, imparano a riconoscere e a usare armi ed esplosivi. «La creazione di questi reparti è un importante passo verso la democrazia - spiega Starz - perché si tratta anche in modo diverso per assisterle, ridando loro speranza e scopi». Molte di queste reclute sono vedove, hanno perso figli, genitori, fratelli in attentati o azioni kamikaze. Molte sono rimaste sole, tutte con pochissimi soldi. Diventare una Daughter è perciò una possibilità non solo di guadagnare qualche cosa, ma anche di poter far parte delle forze di sicurezza irachene e, in prospettiva, anche del nuovo esercito, garanzia quindi di stipendio e prestigio.
I reparti femminili non sono una novità in sé. Già i Marine hanno creato lo scorso dicembre le Sisters of Falluja, con l’idea però di renderle attive solo a Falluja e dintorni. La novità delle Daughters è che saranno operative in tutto il Paese, accanto ai Sons, la cui attività ha già dato dei risultati.