Ecco il «giallo» dei semafori gialli

In Ticinese dura 18 secondi e in via Borgogna sette. I ghisa: «Niente obblighi sui tempi»

Perché in corso Buenos Aires dura solo due secondi e mezzo e invece per attraversare via Tibullo, zona Musocco, ne dura otto? A Milano il giallo dei semafori è davvero un «giallo». Quando pensi di aver capito come funziona devi subito ricrederti. Dicono i vigili di piazza Beccaria: «Il Codice della strada non prevede obblighi sulla tempistica del giallo ai semafori, concedendo ai Comuni di regolare la loro durata in base ai flussi veicolari, alla larghezza della carreggiata e a decine di altri aspetti tecnici inerenti la sicurezza». Ma quali siano questi aspetti tecnici il Comune non lo rivela. Mentre molti semafori continuano a creare disagi, soprattutto a chi ha problemi.
Primo esempio? L’impianto che regola l’incrocio tra corso di Porta Ticinese e piazza XXIV Maggio ha un giallo pedonale davvero generoso: dura ben 18 secondi. Peccato che sulla stessa piazza, l’impianto di fronte che immette il traffico da viale Gorizia a via San Gottardo abbia un giallo di soli due secondi e 50 a servizio dell’attraversamento che misura oltre 20 metri. Qui non è raro imbattersi in donne anziane, sorprese dal giallo traditore proprio in mezzo alla carreggiata: «Ma come, se all’altro semaforo della piazza ho fatto in tempo a attraversare, perché qui no?». La sensazione è che i tempi di alcuni dei mille semafori milanesi siano lasciati al caso: «Non è così - rivela un funzionario della Direzione centrale della Polizia locale - i tempi ottimali di ogni impianto vengono prima studiati a tavolino presso l’Ufficio semafori del Comune, poi sperimentati su banchi di prova con appositi modelli matematici, infine monitorati per giorni in strada aggiustandone all’occorrenza la fasatura». Dunque? «Il fatto è - dice un vigile - che il parco semafori di Milano ha ancora qualche vecchio impianto che regola con gli stessi tempi sia il passaggio delle auto sia il passaggio dei pedoni». Questi dispositivi hanno le tre luci piene, prive cioè della silhouette dell’omino che simboleggia il pedone, e il loro giallo dura meno di tre secondi. Ce ne sono dove meno te l’aspetti. Soprattutto nei passaggi più trafficati e su attraversamenti che spesso eccedono i 10 metri di lunghezza. Come in corso Buenos Aires incrocio piazza Oberdan; in viale Tunisia incrocio via Lecco; tra corso Venezia e via Palestro; in viale Stelvio all’incrocio con via Farini: un vero trappolone dove nemmeno un centometrista riuscirebbe a cavarsi dai guai. E ancora all’incrocio tra piazza Lega Lombarda e viale Elvezia dove, a dispetto del giallo brevissimo, l’attraversamento è lungo almeno 40 metri. E gli impianti di nuova generazione? Nemmeno qui sono tutte rose e fiori: come mai il giallo all’incrocio tra corso Venezia e via Senato, che pure governa un transito pedonale di appena 10 metri, dura la bellezza di 13 secondi mentre all’angolo con via Serbelloni, sempre in corso Venezia, dura meno della metà per regolare un attraversamento della stessa lunghezza?
Mistero anche in San Babila dove il giallo verso corso Matteotti dura 11 secondi, quello verso via Borgogna 7 e quello verso corso Monforte addirittura 16. Ai non specialisti questa disomogeneità appare solo un piccolo caos. «Regolassero pure i tempi del verde e del rosso per le esigenze del traffico automobilistico - dice un anziano passante - ma almeno uniformassero il giallo su una lunghezza standard in tutta Milano!». Nel 1992 anche il Cnr disse la sua su questo argomento dimostrando, dati alla mano, che la tempistica del giallo in un attraversamento di 10 metri non può essere inferiore a 6-7 secondi, ovvero il tempo necessario a un pedone che cammina a 3,5 chilometri all’ora per attraversare in sicurezza.
«Ecco - conclude Enrico, giovane professionista casualmente incontrato a un semaforo - se come a New York il giallo fosse portato a 8 secondi in tutta la città, forse se ne accorgerebbero in pochi ma vivremmo tutti un po’ meglio».