«Ecco come ho fatto rimanere l’Iit a Genova»

Tutto merito di un pranzo nella dimora di un cardinale romano, che aveva invitato fra gli altri l’arcivescovo di Genova Tarcisio Bertone e il ministro dell'Economia Giulio Tremonti, se la sede dell’Iit, l’istituto internazionale di alta tecnologia, è stata assegnata definitivamente al capoluogo ligure, anziché a Milano: lo rivela proprio Bertone cui, secondo la sua stessa ammissione, andrebbe attribuito il merito principale dello sviluppo della vicenda favorevole alla città della Lanterna. Il cardinale di Genova, a margine di un incontro per gli auguri di buon anno con il presidente della Provincia di Genova, Alessandro Repetto, spiega che l’incontro romano è avvenuto lo scorso dicembre nei giorni in cui qui, in città, cresceva la preoccupazione di perdere l'Iit. All’epoca, infatti, Letizia Moratti, ministro del Muir, cioè con delega per l’Università, l’Istruzione e la Ricerca, indugiava a firmare il decreto di nomina dei nuovi vertici dell'Istituto, tanto che il Comune di Genova e la Regione Liguria temevano che il futuro candidato a sindaco di Milano volesse stravolgere i piani iniziali e portare l'Iit in dote al capoluogo lombardo. «In quei giorni - sottolinea in particolare Bertone - c'era grande ansia perché il ministro Moratti non metteva la famosa firma per l'Iit. Io ero stato invitato a pranzo a Roma da un amico cardinale, e a metà mattina sono stato avvisato che avrebbe partecipato anche una grande personalità del governo. Non c'è alcun problema, risposi - racconta sempre il cardinale - e quando ho saputo che si trattava del ministro Tremonti ho capito che la Provvidenza mi metteva su un piatto d'oro una grande occasione». Il seguito è ancora il capo della Curia genovese a rivelarlo: «Appena ci siamo seduti a tavola ho subito parlato al ministro del problema dell'Iit. Non ho mancato di ricordargli, innanzi tutto, che due ministri del governo erano già venuti a Genova a presentare l'Istituto e a promettere ufficialmente che la sede sarebbe stata lì. Allora l'ho pregato di fare in modo che l’istituto non andasse a finire a Milano. Credo che l'intervento, alla luce di quanto accaduto - conclude soddisfatto Bertone -, sia servito». Il cardinale e il ministro Tremonti si erano incontrati una prima volta nel 2003, ricorda ancora l'arcivescovo: «Anche in quella occasione gli parlai di diversi problemi genovesi, in particolare delle industrie di Finmeccanica. E quando finii lui mi chiese la benedizione per potere affrontare tutte le questioni che gli avevo illustrato». Non è dato sapere, invece, per il momento, se la provvidenziale benedizione sia stata rinnovata anche in occasione del braccio di ferro di Tremonti con il cattolico governatore di Bankitalia, Antonio Fazio.