Ecco come ho votato due volte

Caro direttore,

sento il bisogno di liberarmi, attraverso la confessione, di un peso che mi porto dietro da diversi giorni. Ho commesso un broglio elettorale. Ho votato due volte. Per me e per un'altra persona. E forse ho anche fatto di peggio. Senza rendermi conto della gravità, forse ho sovrapposto la mia scelta a quella della persona a nome della quale ho votato. Ho però alcune attenuanti. Tutto è stato facilissimo e senza rischi. Ed è anche per questo che te ne parlo. Perché so che molti italiani all'estero si sono trovati nelle mie stesse condizioni e non hanno agito diversamente, avvalorando così i dubbi sulla regolarità di come si sono svolte le operazioni di voto nei collegi extraterritoriali. Ecco come sono andate le cose. La mia residenza anagrafica è a Berlino, quindi sono iscritto all'Aire, quindi voto in Germania dove si vota per posta.
A fine marzo ricevo un plico enorme e voluminoso. Anzi due, uno per me e uno indirizzato a mia moglie. Dentro ci sono molti fogli, tutti redatti con chiarezza e completezza in italiano e in tedesco (questa volta i nostri consolati sono stati davvero bravi). Alcuni fogli contengono il testo della legge sul voto all'estero, altri spiegano come si vota, altri ancora la lista dei candidati. Poi ci sono due schede, una per la Camera e una per il Senato, con i simboli dei vari partiti. Infine c'è il certificato elettorale con tanto di nome, indirizzo e numero di codice. E, sempre all'interno del plico, due buste: una, più piccola, senza indirizzo e un'altra, più grande, con l'indirizzo del consolato. Cosa deve fare l'elettore? All'inizio l'operazione è facile poi si complica. Come in Italia deve aprire le due schede elettorali, mettere la croce sul partito del cuore, poi rinchiudere le schede nella busta piccola senza indirizzo. Inoltre, seguendo le istruzioni, deve tagliare in due il certificato elettorale: la parte superiore rimane a lui, quella inferiore, contenente il numero di codice, deve invece essere rinchiusa nella busta grande con l'indirizzo del consolato insieme alla busta piccola contenente le schede elettorali. E guai a far il contrario perché il voto in questo caso va perso. E guai anche a non includere la parte inferiore del certificato perché solo così il consolato ha la possibilità di controllare che la busta con le schede elettorali proviene effettivamente da un connazionale avente diritto al voto. Le mie irregolarità incominciano quando mia moglie, che momentaneamente è a Roma, mi dice che non può tornare prima del 5 aprile, ultimo giorno valido per la spedizione delle schede. Chiedo al consolato se può votare in Italia come ha sempre fatto in passato: niente da fare. E la cosa ci scoccia perché questa volta tutti e due vogliamo votare. È a questo punto che si materializza l'idea del broglio. Apro il plico di mia moglie e ripeto la stessa operazione di voto che ho fatto per me incoraggiato dal fatto che non c'è l'obbligo di firmare il certificato, non ci sono controlli, niente rischi. Chiunque può votare a nome di un altro se è in possesso del suo plico elettorale; o se per altre vie si procura altri plichi. La sera stessa del voto, vado in un ristorante italiano il cui proprietario tifa per il suo partito come si tifa per una squadra di calcio. Con lui il discorso finisce sempre in politica. E poiché sono un chiacchierone, mi lascio sfuggire che non solo ho votato ma ho anche votato per mia moglie. «Pure io - mi dice - perché volevo essere sicuro che non facesse sciocchezze». È tardi, molti clienti se ne sono andati e nel locale si crea un clima quasi confidenziale. Un anziano del personale dice che era molto meglio prima quando si andava in Italia a votare perché c'era il rimborso del viaggio e così uno si faceva una vacanza a spese degli uffici elettorali. Dice che anche lui ha ricevuto il plico elettorale e che lo trova antipatico perché contiene troppi fogli, troppe buste: insomma non sa cosa deve fare. «Portalo domani e te lo compilo io», dice il proprietario con un tono tra il serio e lo scherzoso. Ahi, ahi, il discorso diventa imbarazzante, meglio andarsene. Quando esco incomincio a riflettere e mi rendo conto di aver commesso un abuso, seppure in buona fede. Ma è troppo tardi. I due plichi sono partiti. L'indomani un gentile funzionario mi conferma di aver incluso i numeri di codice mio e di mia moglie tra quelli degli italiani che hanno votato.