Ecco come i bacini idrici annegano in Provincia

In quindici anni se ne possono fare tante di cose. Per esempio aspettare che l'ufficio provinciale di Derivazioni idriche rilasci la concessione per il prelievo e l'utilizzo di acqua dai bacini idrici. La situazione va avanti da tempo a causa di numerosi incidenti di percorso. Primo fra tutti la pesante eredità lasciata dall'ex Genio civile: dopo quindici anni di attività può capitare ancora che si scoprano pratiche inevase della precedente gestione regionale, alcune risalenti addirittura al 1984. L'ufficio si è spesso lamentato della carenza di personale e ha perciò richiesto un tecnico operativo da affiancare ai tre già presenti. Istanza mai considerata. Un altro elemento critico è stato generato dalla mancanza di collaborazione e coordinamento con il comitato tecnico provinciale dell'Autorità di bacino; dal 2000 al 2006 sono stati infatti ottenuti meno di cento pareri, molti dei quali avuti quasi a forza. Mancavano i documenti sul bilancio idrico e questo ha di fatto rallentato i lavori in modo significativo: nessuno sapeva che cosa si doveva fare e intanto il tempo scorreva inesorabile. Le problematiche sono state ingigantite da una burocrazia che per il rilascio di una concessione comporta oltre quindici obblighi procedurali con mesi di distanza tra un passaggio e l'altro. Esistono poi i casi limite di quei privati che necessitano dell'acqua per i loro campi e hanno fatto domanda di sanatoria nel 1999, senza ricevere però alcuna risposta. Persone che quindi non pagano per l'uso dell'acqua e che non sanno come comportarsi per paura di compiere un abuso.
Durante l'ultimo consiglio provinciale Massimo Pernigotti (Lista Biasotti), appoggiato dai colleghi del Pdl Giuseppe Tassi e Claudio Muzio, ha chiesto spiegazioni tramite un'interpellanza ad Alberto Corradi assessore al patrimonio naturalistico e ai controlli ambientali. Corradi ha riconosciuto l'esistenza di una difficoltà quasi ventennale e ha garantito una sua risoluzione in tempi brevi. Secondo Pernigotti però il problema non è solo gestionale ma politico: «Se dal bilancio idrico emergesse che il numero delle concessioni rilasciate fino ad oggi è superiore al consentito, con quale criterio si direbbe di no a chi la concessione l'ha già ottenuta o a chi l'ha richiesta da tempo? In Provincia non sanno dove andare a parare - prosegue Pernigotti - e quindi non vogliono assumersi la responsabilità di prendere una decisione netta e risolutiva che molti cittadini aspettano».
Quegli stessi cittadini che non capiscono perché l'acqua, diventata pretesto per la sinistra di una crociata contro la privatizzazione, in Provincia faccia annegare le loro richieste.