Ecco come i borsisti tedeschi «inquadrano» Roma

Ha girato in motorino per la periferia di Roma («non in centro, bisogna staccarsi dalle opere che pesano»), scattando una montagna di foto Anke Becker, nata a Francoforte nel ’71, borsista alla Casa di Goethe. Una città dove ha vissuto per più di un anno nel ’94 e che conosce bene. «M’incanta il contrasto fra moderno e antico, palazzi anni ’60 e acquedotti romani, e l’abbondanza di tutto: fontane, piazze, colori, rumori». E questi diversi aspetti della città ricostruisce nei suoi collage, una sorta di «tappeti ornamentali», in cui regna il barocco horror vacui. Un taglia e incolla di foto e disegni che si rincorrono senza ordine fino al bordo del foglio come in un labirinto. Sprazzi di cielo, di vie consolari, di archi, di pavimenti dell’Eur, di palazzi di Centocelle che delineano una città sotto sopra che cresce su se stessa. All’opera maggiore Città fuori porta si accompagnano paesaggi di dimensioni più contenute, dai nomi fantasiosi come «Eldorado». Inserti di città, di rocce, di fiori, di elementi vari che mescolano misure e forme.
Anche Claudia Schmaker, nata a Witten nel ’63, è stata a Roma per 4 mesi usufruendo di una borsa di studio presso la Casa di Goethe. «Ero venuto con l’intenzione di mettere in scena degli intermezzi di scultura negli spazi pubblici. Ma una volta arrivata ho notato che il mio proposito era fuori luogo. La città è piena di accidentali intermezzi senza necessità di aggiungerne altri a quelli già presenti». Piuttosto che creare, era il caso di cercare. L’inatteso ha preso la forma della fontana del cortile del Museo Canonica di Villa Borghese. Interessata ai fenomeni fisici, la Schmaker, armata di videocamera e microfono, ha ripreso per giorni in tutte le condizioni di tempo, lo scorrere dell’acqua che gorgoglia nei tubi, che forma vortici e che si scompone in tutti i colori dell’iride e su cui si riflettono il verde delle foglie e le architetture del museo. Oltre al video, sono in mostra altre opere che documentano gli interessi dell'artista. Lavorando col movimento, con l’aria e la pressione ha creato nel gesso, un materiale che passa subito dallo stato liquido a quello solido, micro paesaggi immaginari che simulano la superficie lunare.
Via del Corso 18. Info: 06.32650412. Fino al 3 marzo.