Ecco i canali finanziari della «Somalia connection»

nostro inviato a Torino
È un sistema finanziario arcaico, basato sul passaparola. Viaggia on line, sfrutta sofisticati canali informatici. È rigorosamente anonimo e impossibile da rintracciare perché la circolazione del denaro avviene senza carteggi e ricevute basandosi esclusivamente sulla fiducia dei soggetti che vi partecipano. E se al sistema delle «hawala», oltre ai clandestini e/o ai regolarizzati all’estero, ricorrono anche gli sponsor del terrorismo internazionale del Corno d’Africa, ecco che la cosa si fa preoccupante perché, non lasciando la «bava», è praticamente impossibile star dietro al riciclaggio che vede coinvolte società di comodo, internet-point, call center, money transfer, fino ai terminali delle transazioni-fantasma: il gruppo integralista somalo Al Ittihad al-Islami.
Proprio alcuni di questi personaggi di comodo sono al centro di approfonditi accertamenti da parte dell’Antiterrorismo e dello Sco su Torino, Roma, Milano, Monza, Firenze e Lucca. Le indagini si ricollegano all’utilizzo dei servizi forniti da quattro holding del credito arabo-africano come la Al Mustaqbal Money Transfer («Il Futuro») che secondo i servizi segreti italiani avrebbe preso il testimone lasciato dal colosso somalo Al Barakat, sospettato di legami con Osama Bin Laden, la Dal san Tawfiq («Credere in Dio»), la londinese Global e soprattutto la Al Amal Dahabshil («Spremere l’oro»), oggetto di indagini internazionali «perché un membro di Al Qaida - scrive lo Sco - a dicembre avrebbe spedito proprio tramite la finanziaria, ingenti somme di denaro verosimilmente destinate a finanziare attentati contro interessi statunitensi a Gibuti e in Etiopia».
Secondo una nota dello Sco alla questura di Torino «le società che svolgono un ruolo di supporto finanziario a favore delle comunità somale all’estero si sospetta possano essere utilizzate per sovvenzionare movimenti del radicalismo islamico quali Al Ittihad Al Islami». In base agli accertamenti, una di queste finanziarie, in mano al clan somalo dei «Dir» (che insieme ai «Digil» e agli «Abgal» si dividono il mercato del credito) non utilizzerebbe circuiti bancari «proprio per evitare che il denaro possa essere intercettato e sequestrato», ma si servirebbe di corrieri con l’incarico di concentrare altrove, in un luogo più sicuro della Lombardia, il contante accumulato.
Se nel capoluogo lombardo, fra zona Fiera e piazzale Loreto, sarebbero stati individuati referenti «finanziari» di Al Ittiah al-Islami, «a cui periodicamente sarebbero consegnate, de visu, le quote spettanti», nella Capitale l’attenzione della polizia si sarebbe concentrata su un cittadino somalo nel cui appartamento, ad agosto 2002, avrebbe soggiornato Mohamed Omar Sheik Abdulkadir, già imam di Liverpool, espulso dalla Gran Bretagna «perché fiduciariamente segnalato» come esponente della frangia più oltranzista dell’integralismo del Corno d’Africa pro Osama. Nello stesso ambiente sarebbero stati trovati contatti con cittadini somali frequentatori dell’internet point finito nelle indagini sulla «rete» di contatti dell’etiope Hamdi Issac, arrestato a Roma per i falliti attentati di Londra. E ancora. Su Firenze e Lucca a gestire le «hawala» sarebbero una decina di persone, fra le quali spicca una coppia che gestisce varie attività fra Bagno a Ripoli e Santa Maria Novella. Una «intermediaria» in gonnella è segnalata a Torino, attiva nel trasferimento di denaro tramite la copertura dei soliti esercizi ben camuffati nella zona di Porta Nuova. Un uomo in particolare, invece, sarebbe stato «attenzionato» per aver eccessivamente incrementato il volume degli affari attraverso filiali di due società di money transfer collegate ad un call canter impiantato fra Toscana e Lazio.