Ecco come i devoti di San Biagio guariranno dal mal di gola

Nica Fiori

Il 3 febbraio, se siamo oppressi da una faringite o una tonsillite, possiamo appellarci con devozione a San Biagio, protettore della gola, e mangiare i pani benedetti che vengono distribuiti nella chiesa di via Giulia, detta per questo motivo San Biagio della Pagnotta. Il suo patronato sulla gola è legato a un episodio che sarebbe avvenuto mentre veniva portato a Sebaste (in Armenia) per subirvi il martirio. Secondo una leggenda, una donna gli porse il figlio che stava per soffocare per una lisca in gola e il santo lo benedì, salvandolo miracolosamente dalla morte.
Sebbene si ignori molto sulla vita di San Biagio, sappiamo che egli era probabilmente medico e filosofo prima di diventare vescovo di Sebaste. Il suo martirio sarebbe avvenuto intorno all’anno 316, ma prima di morire pregò il Signore di concedere la salute a chiunque lo invocasse per un’infermità.
I materassai e i cardatori ne hanno fatto il loro patrono per via della somiglianza degli strumenti del loro lavoro con quelli della sua tortura. Molte città europee vantano il possesso di reliquie di San Biagio. La tanto venerata gola si trova a Roma nel Tesoro di San Pietro, da dove ogni anno, in occasione della festa del santo, viene portata nella chiesa di San Biagio, sua prima sede.
In qualche paese del Lazio, come a Palombara Sabina o a Subiaco, sopravvive ancora la cerimonia dell'unzione della gola ai bambini in chiesa. A Fiuggi, la sera del 2, si accendono dei grandi falò, chiamati «stuzze», per commemorare il salvataggio della cittadina da parte del santo che, secondo una leggenda, avrebbe allontanato gli invasori saraceni.