«Ecco i dieci punti per governare l’Italia»

Adalberto Signore

da Roma

Ci mette quasi un’ora e mezzo a spiegare, punto per punto, il programma elettorale della Casa delle libertà. Con una premessa su quanto fatto «in questi quattro anni e mezzo», un corposo accenno alle «36 grandi riforme realizzate dal governo» e un’analisi minuziosa dei dieci punti che segnano la continuità tra il passato e il futuro. Perché, spiega il premier, «il verbo d’obbligo è “continueremo”». Nella politica estera, nella politica economica, in ogni settore, dice, «continueremo sulla strada» tracciata in questi anni.
Le Tavole. Solo alla fine, quando sono ormai prossime le otto di sera e Berlusconi si mette in posa a uso e consumo dei fotografi con il programma del 2006 in un mano e quello del 2001 nell’altra, si concede l’unica battuta della serata. «Sembrano le tavole della legge», scherza uno in sala. «Se volete - è la pronta replica - mi paragono anche a Mosè...».
Gli alleati. Le 21 pagine che contengono il programma della Cdl («261 in meno rispetto a quello della sinistra, fatto solo di vaghezze», chiosa soddisfatto il premier) già alle 16 di ieri erano state sottoscritte da tutti gli alleati che hanno firmato, pagina per pagina, l’intero documento. Il primo, in mattinata, è stato Umberto Bossi. Poi, dalla sua casa di Gemonio, nei pressi di Varese, il phamplet è arrivato fino a Roma dove lo hanno sottoscritto pure Gianfranco Fini e Lorenzo Cesa. E presto, spiega Berlusconi a Palazzo San Macuto, «verranno apposte le firme di tutti coloro che intendono aderirvi». «Nuove sottoscrizioni - dice - sono in corso in queste ore, alla fine ci sarà un numero sostenuto di liste che aderirà».
La Lega. Con il Carroccio, aggiunge, non c’è nessun problema. Quattro dei cinque punti che il movimento di Bossi considera «condizione» dell’alleanza sono stati infatti inseriti nel programma. Il quinto, il sostegno al referendum confermativo della riforma costituzionale, è invece in un documento a parte. «Per Forza Italia - spiega Berlusconi - ho firmato ieri. Ma credo che non ci sia nessuna obiezione da parte degli altri partiti della Cdl».
La tradizione. L’incipit del programma è affidato a un ampio preambolo, una sorta di manifesto dei valori che si rifà «alla tradizione (con particolare riferimento per le radici giudaico-cristiane dell’Italia), alla famiglia e all’identità». Ed è anche presente l’indicazione di Berlusconi come «unico capo della coalizione». Anche perché «Lo schema a tre punte ha funzionato fino ad oggi, ma ora l’unico candidato leader si chiama Silvio Berlusconi».
Famiglia. Il decalogo si apre proprio con la famiglia che, sottolinea il premier, è quella «fondata sul matrimonio tra uomo e donna». Tra le iniziative, una delle novità è quella che prevede «vantaggi per l’acquisto di latte artificiale fino ai sei mesi». Nel pacchetto rientrano anche il bonus bebè, il bonus per le giovani coppie per sostenere gli affitti e investimenti per gli asili aziendali.
Sud. Al secondo punto, la questione meridionale, oggetto di un «piano decennale straordinario». Prevista l’istituzione della Banca del Sud, la fiscalità di vantaggio e lo sviluppo di una rete infrastrutturale (compreso il Ponte sullo Stretto).
Sviluppo economico. La Casa delle libertà, poi, punta a creare un milione di posti di lavoro, con piena occupazione al Sud. Ma, si legge nel programma, «occorre più concorrenza in diversi settori» (banche, assicurazioni, energia, autostrade, telecomunicazioni). E quindi sì alla immediata portabilità del conto da una banca all’altra, alla detassazione degli utili reinvestiti, alla riduzione del cuneo fiscale, alla detassazione integrale degli straordinari, ai rimborsi dell’Iva in 60-90 giorni e alla «basic tax» (una tassa omnicomprensiva che per tre anni farà pagare a iniziative di giovani e anziani solo il 5% di tasse).
Fisco. Il concetto di base, spiega Berlusconi, è «l’introduzione del quoziente familiare» (ossia il calcolo delle imposte dovute sulla base dei componenti del nucleo familiare) e l’obiettivo di portare la pressione fiscale «sotto il 40%».
Giustizia. Il premier snocciola pure gli altri punti del programma, dagli impegni sulla finanza pubblica al «piano casa» fino alla sanità, alla ricerca e all’energia (previsti «almeno altri quattro impianti di rigassificazione, distribuiti al Nord, al Sud e al Centro del Paese»). Ma uno dei problemi che più gli sta a cuore è quello della giustizia, perché «dopo la distinzione delle funzioni è necessario passare a una riforma di ancor maggior garanzia per i cittadini arrivando alla separazione delle carriere». Insomma, chiosa, «non ci dovrà essere più il tu tra il giudice e il Pm».
Conflitto d’interessi. Tra le cose che invece il centrodestra non farà, il premier ci mette la legge sul conflitto d’interessi, perché quella «approvata è una legge che assolutamente funziona». E lo dimostra il fatto, aggiunge, che nemmeno la sinistra critica il comportamento di Mediaset.
Gradimento. In mattinata, intervistato da «Radio Arancia Network», Berlusconi aveva rispolverato i sondaggi. Non tanto sulla forbice che separerebbe Casa delle libertà e Unione, quanto sul gradimento del governo. «Oggi - dice - con la mia presenza sulle radio e tv, sono più del 50% gli italiani che si sono resi conto di come il governo abbia lavorato e di quanti miglioramenti abbia portato».
Il triangolo rosso. Poi, ancora una critica al sistema cooperativo. «Molti imprenditori - spiega - mi hanno rivelato che, soprattutto in alcune regioni, è diventato impossibile lavorare a causa del cosiddetto triangolo rosso, costituito dai Ds, dalle cooperative e dagli Enti locali».