Ecco i «gladiatori» del voto

Per domani e per lunedì, nel Lazio il Pdl non metterà in campo semplici rappresentanti di lista, ma un esercito di 5mila «Difensori del voto», 3700 dei quali opereranno nei seggi della capitale con il soprannome di «Gladiatori della libertà». È quanto hanno annunciato ieri in una conferenza stampa al comitato di Renata Polverini, in via Imbriani, i capigruppo alla Camera e al Senato, Fabrizio Cicchitto e Maurizio Gasparri. Con loro anche il coordinatore regionale Vincenzo Piso, quello capitolino Gianni Sammarco, e i senatori Paolo Barelli e Stefano De Lillo.
Occorre la massima attenzione per evitare complicazioni. Questa mattina alle 11 sarà tenuto un seminario per dare indicazioni ai «Difensori del voto» su come evitare l’annullamento del voto per la Polverini, specie in seguito all’assenza sulla scheda della lista provinciale del Pdl. A tutti verrà dato un vademecum per illustrare il criterio guida da seguire per tutelare la «chiara volontà dell’elettore».
«Chi vota Polverini e aggiunge sulla scheda un nome noto del Pdl a Roma - ricorda Cicchitto - oppure quello di un consigliere uscente, esprime una chiara intenzione di voto per la candidata presidente». La preferenza non è valida, ma vale il voto di lista e quello alla presidenza. «Se uno, ad esempio, scrive D’Alema vicino alla lista Pd, collegata alla Bonino, - chiarisce De Lillo - i nostri Difensori del voto sosterranno che il voto è attribuibile al Pd e alla lista Bonino. Se uno scrive Berlusconi vicino alla lista Polverini, l’interpretazione è parimenti evidente a favore della lista e di Polverini». «Il tema della difesa del voto è tanto più pressante in un momento come questo», sottolinea Gasparri. Che prosegue: «Quando la forbice è ristretta, sappiamo a quali stratagemmi ricorre la sinistra per annullare le schede. Polverini è lanciatissima per conquistare il Lazio, non dobbiamo cadere nella trappola».
Sul concetto di «nome noto» è Piso a spiegare meglio le cose: «I consiglieri regionali uscenti esprimono migliaia di voti, quindi parliamo di persone molto note. C’è un’espressione di volontà chiara da parte dell’elettore, quando accanto al simbolo viene indicato un nominativo noto riconducibile a quella lista. Se c’è una croce sulla lista è chiaro che l’indicazione politica dell’elettore è di votare quello schieramento. Esistono delle sentenze del Consiglio di Stato che vanno in questa direzione. Stiamo dando indicazioni chiare ai rappresentanti di lista di fare attenzione. Già siamo in una situazione imbarazzante da un punto di vista politico, se poi ci aggiungiamo anche quest’altro problema...».
«A Roma e Provincia ci sono 3735 sezioni - ricorda Barelli - nella sola Roma 2600. Noi siamo concentrati anche sulle altre province del Lazio, ma la maggiore attenzione dovremo riservarla a Roma perché qui non c’è il simbolo del Pdl. Tutti i seggi dovranno vedere presenti i nostri delegati per rendere trasparente l’espressione di voto».