Ecco i luoghi gaddiani della città

La scelta di ambientare il Pasticciaccio al civico 219 di via Merulana (che nella realtà non esiste) rientra senz’altro nell’accurata ricostruzione storico-sociale che Gadda si propone come uno degli elementi costitutivi del suo romanzo. Via Merulana è la lunga strada che va da piazza Santa Maria Maggiore a San Giovanni in Laterano e deve il suo nome agli edifici con merlature un tempo presenti nella zona dell’Esquilino.
Aperta da Gregorio XIII per l’Anno Santo del 1575, fu stravolta dalla corsa edilizia di epoca umbertina (nel 1873 l’architetto Micheletti presentò il progetto di trasformazione delle vigne della zona in aree edificabili).
Roma viene esplorata nelle pagine del romanzo al centro e in periferia: seguendo la sempre più intrigata narrazione, incontriamo la gran fiera magnara di piazza Vittorio, le chiese vicino via Merulana, S. Antonio da Padova, S. Clemente, i Santi Quattro Coronati, largo Brancaccio, il Pincio, il Gianicolo, il Collegio Romano, S. Stefano del Cacco e il Policlinico; e poi ancora i cosiddetti quartieri alti, via Boncompagni e via Veneto. Non c’è quasi punto della città che non venga nominato, come è descritta minuziosamente la zona dell’Appia verso i Castelli: Marino, Albano, Pavona, Casal Bruciato, Torraccio, il percorso delle tranvie dei Castelli sono i luoghi in cui si aggirano i collaboratori dell’inchiesta tesa a svelare il mistero della morte di Liliana Balducci. Roma per Gadda non è però solo un luogo congeniale dove ambientare un romanzo. Fin dai suoi primi scritti, infatti, Gadda costruisce un personale culto per la città eterna. E ciò avviene già decine di anni prima del suo definitivo trasferimento a Roma, (nel 1950 per lavorare alla Rai). Per concludere questa sintetica toponomastica romana di Gadda, vale la pena citare i suoi due indirizzi cittadini: il primo via Fonteiana (a Monteverde), proprio dove vivevano Pasolini e Bertolucci, poi, negli anni del volontario definitivo ritiro, via Blumenstihl, alla Camilluccia. Strade che ancor oggi rivelano il desiderio dello scrittore di rimanere spettatore appartato del mondo.