Ecco i nemici della «Fiuggi» firmata Erdogan

Massimo Introvigne

Si discuterà a lungo sulla matrice dell'attacco terroristico a Kusadasi, in Turchia, che cerca di colpire al cuore sia il turismo sia l'immagine di stabilità che il governo del primo ministro Erdogan vuole dare all'Europa e al mondo. Erdogan, il più solido alleato degli Stati Uniti nel Medio Oriente musulmano, ha quattro nemici che si augurano la fine del suo governo.
La Turchia di Kemal Atatürk ha rappresentato, fin dagli anni ’20, il tentativo di costruire in un Paese a maggioranza islamica, uno Stato, un sistema educativo e una cultura ispirata al principio francese della laïcité, che non è la laicità ma il laicismo e prevede severe limitazioni, talora vere e proprie persecuzioni amministrative, nei confronti di tutte le religioni.
La scuola turca ispirata ai modelli positivisti e laicisti dell'Atatürk ha fatto di tutto, per ottant'anni, per diffondere una cultura ostile alla religione. Ma nel 2002 sono stati gli ex allievi di quelle scuole laiciste a portare al potere con il voto, nelle prime elezioni turche veramente libere, un partito religioso, l'Akp di Erdogan, che propone una «democrazia musulmana» di tipo centrista e conservatore e che dichiara di avere con l'Islam un rapporto simile a quello che la Democrazia cristiana italiana aveva con la Chiesa cattolica.
Il successo di Erdogan - incrementato nelle elezioni amministrative del 2004 - è il risultato di una «svolta di Fiuggi» che ha portato il suo partito islamico ad abbandonare i vecchi toni fondamentalisti (determinando lo scisma di una frangia estremista legata all'ex primo ministro Erbakan) e ad abbracciare decisamente la strada di un Islam democratico e filo-occidentale. Insieme, l'Islam moderato di Erdogan e non il laicismo appare la chiave per risolvere la spinosa questione curda - curdi e turchi non si amano, ma sono entrambi musulmani sunniti - e per isolare il terrorismo comunista del Devrimci Sol, che in Turchia è ancora pericoloso e che l'attuale governo può denunciare come nemico della religione.
La lezione turca dimostra che nei Paesi musulmani, quando gli elettori voltano le spalle al nazionalismo laicista, non va necessariamente al potere un ultra-fondamentalismo amico dei terroristi. Quello di Erdogan è un modello insieme democratico, islamico, filo-americano e conservatore cui si guarda con attenzione in tutto il mondo musulmano, e che Bush e i suoi alleati sostengono con convinzione.
Chi ha interesse a distruggere il modello turco? Quattro gruppi: gli ultra-fondamentalisti islamici, deboli sul piano locale turco ma sostenuti da infiltrazioni dall'estero di Al Qaida; i separatisti curdi duri e puri, che stanno perdendo terreno di fronte agli appelli all'unità islamica di Erdogan; i comunisti, indeboliti ma non sconfitti; e frange deviate dei servizi e del mondo militare, custodi della versione più dura del laicismo di Kemal Atatürk e che non hanno mai digerito la vittoria elettorale di un partito islamico, per quanto moderato.
Proprio in questi giorni, i processi ai responsabili di attentati compiuti in Turchia nel 2004 stanno facendo emergere un fatto inquietante: di fronte all'Islam moderato di Erdogan, che è il nemico comune, ultra-fondametalisti amici di Bin Laden, estremisti curdi e comunisti sono stati disponibili a organizzare attacchi terroristici insieme, probabilmente con qualche copertura nel mondo infido dei servizi deviati. Un'inquietante collaborazione fra terroristi di diversa matrice, che da tempo non si limita alla sola Turchia.