Ecco i nove autori, dream team da caserma alpina

Bisogna essere onesti: Panariello è tendenzialmente simpatico. Non si può dire sia sgradevole, o tanto meno insopportabile. Ha un solo problema: essendo un comico, ci si aspetta che faccia ridere. Purtroppo, a Sanremo non ce la fa proprio. Già il suo è un genere da bagnino, molto lontano dalla comicità creativa dei grandi mattatori alla Fiorello, o dei giullari alla Aldo-Giovanni-Giacomo, senza arrivare all’altezza dei Benigni. Il vecchio Pan è di target basso e grasso, fatto di caricature, di facce storte e di parole storpiate. Lo sappiamo. Inutile aspettarsi da lui un Sanremo d’umorismo griffato. Però c’è un limite. L’altra sera siamo scesi a livelli da Car alpino, col presentatore che regge i mazzi di fiori e commenta compiacione «non si dica che non mi faccio un mazzo così», rifinito dalla fine richiesta alle modelle «ragazze, mi date una mano a reggere il mazzo? Perché qui, se mi cade il mazzo...». Oppure, come variazione al tema, rivolto alla giovanissima ospite Hilary Duff: «Dobbiamo esercitarci insieme, fatele avere la chiave della mia camera d’albergo, così più tardi facciamo un po’ di prove...».
Via, non bisogna essere il cardinale Ruini per avvertire un senso di tristezza. Si torna a bomba sullo scandalo più eclatante di questa disgraziata edizione: gli autori dei battutoni. Come noto, sono nove (e ribadisco nove). A questo punto, conviene snocciolare la formazione del Dream Team. Così, a futura memoria. Anche solo per evitarli, dovendo mettere su una festa di compleanno. Eccoli: Riccardo Cassini, Claudio Fasulo, Pietro Galeotti, Carlo Pistarino, Eddi Berni, Paola Vedani, Martino Clericetti, nonché lo stesso Panariello, nonché l’onnipresente buono per tutto Claudio Sabelli Fioretti.
Nove cervelli che fumano da mesi. A detta di Panariello, «sono i migliori in assoluto» (curiosità: ma gli altri in che stato sono?). Ma c’è di più: come spiega ancora il sincero Pan dopo la seconda bancata del Festival (su due puntate), i nove cervelli fumano con questo obiettivo: «Hanno poco da fare. Tra canzoni in gara e inserti pubblicitari, resta poco spazio per i loro contributi». Parole testuali.
Cosa dire: molte cose si scriveranno ancora su questo Festival, ma certo ce ne torneremo tutti a casa portandoci dietro una domanda irrisolta: per non fare nulla, bisognava mettersi in nove?