Ecco i «numeri» delle emergenze

Ma se non fosse finzione ma una tragica realtà? Chi non l’ha pensato ieri? Il pericolo di un attentato terroristico nella Città Eterna è più che reale. Non solo Al Qaida l’aveva promesso all’indomani delle stragi di Londra («Trasformeremo Roma in un cimitero», diceva in una rivendicazione on-line), ma recenti informative dell’intelligence europea mettono la capitale in cima alla lista degli obbiettivi sensibili. Innanzitutto, i numeri. Ieri in campo c’erano oltre 160 vigili del fuoco. Normalmente in turno ve ne sono appena la metà. «Sono state sospese tutte le attività d’istituto che normalmente vengono richieste dai cittadini - dicono i sindacalisti delle Rappresentanze di base - come il soccorso al gattino o alla vecchietta rimasta fuori casa; sono stati chiusi gli uffici di via Genova, così da mettere a disposizione il personale giornaliero. È stato chiamato il personale in servizio nelle Scuole e in altre province, nonché raddoppiati i turni come se fosse già stata dichiarata l’emergenza. Certo - aggiungono i delegati - è bene che più uomini possibile prendano parte all’esercitazione, ma non si può dire alla cittadinanza che questa è la normalità». Stessa storia per le ambulanze e i mezzi di soccorso sanitario. Alla vigilia di «Matilda 2005» (questo il nome in codice della simulazione) il prefetto Serra aveva annunciato l’impiego di un centinaio di ambulanze. «Cifra da sogno per quanto riguarda il 118 nel Lazio - aggiungono i rappresentanti di settore di Rdb -, raggiunta infatti solamente chiamando in causa la Croce Rossa e la Misericordia. Oggi abbiamo visto su strada 16 ambulanze in più, 4 automediche normalmente utilizzate come una sorta di “auto-blu”, mezzi arrivati a Roma da tutta la Regione. Nel quotidiano, invece, i pronto soccorso sono al collasso, i medici sulle ambulanze delle chimere, gli anestesisti introvabili». E proprio sugli orari di intervento delle ambulanze si sono scatenate le prime polemiche. Addirittura l’arrivo sul posto in Corso Vittorio Emanuele II sarebbe avvenuto non prima di 20 minuti dopo la finta esplosione. E i percorsi d’emergenza da e verso i principali ospedali (S. Giovanni, S. Camillo, Umberto I, Gemelli, S. Filippo Neri. S. Eugenio, S. Spirito e S. Giacomo) sono andati in tilt nel giro di mezz’ora per la paralisi pressoché totale della circolazione. Al Colosseo persino un fuori programma imbarazzante: le prime auto a sirene spiegate a giungere sul luogo della strage provocata dal manichino kamikaze, sono state una Clio e un furgoncino delle squadre di «decoro urbano» del Comune, in netto anticipo per montare le tende da campo. Puntuale su tutti, però, il carro della morgue: arrivato appena decretato il fine delle operazioni, alle 11,15. «Le esercitazioni sono fondamentali - dice Franco Maccari, segretario del Coisp, Coordinamento per l’indipendenza sindacale della polizia - ma ancora di più lo è dotare le questure di uomini e mezzi adeguati. Altrimenti le simulazioni rischiano di svolgersi in condizioni troppo lontane dalla realtà». Come nel caso dei numeri del pubblico soccorso. A San Vitale per buona parte dell’estate, a rispondere al 113 sono stati appena 2 operatori. Ancora oggi sono appena una manciata a rispondere a centinaia di chiamate per turno. Spesso trascorrono decine di minuti prima che il cittadino possa riuscire a parlare con 112 e 113.