Ecco i nuovi fenomeni Ma Lochte è un mostro anche senza costume

I campioni si sono ripresi il nuoto. E questo è il bilancio migliore che ci possano consegnare i mondiali di Shangai. I mostri ora lo sono davvero e non solo perchè indossano un costumone sotto il quale pareva sempre ci fossero ali o eliche. Ryan Lochte è il mostro senza ali di questo mondiale: fantastico nuotatore subacqueo, ad ogni virata prende da uno a due metri agli avversari, estroso, guascone e imperdibile nella scelta dell’abbigliamento: ama le scarpe, le calza come fossero pinne, di ogni colore, a Shangai non si stacca da quelle verde tamarro, ne ha una collezione di 134 paia e cambia sempre cappellino, ne possiede 50. Più di una volta ha rischiato di rompersi l’osso del collo, più di una volta ha sbattuto contro un muro di nome Phelps, ma ora ha trovato la scala, guarda dove mette i piedi ed è diventato il nuovo cannibale: spettacolare, fa di uno stile un’arte, forse non è un caso che il destino abbia assegnato a lui il compito di battere il primo mondiale dell’era senza costumoni (sc).
Impresa da marziano, quella compiuta nei 200 misti. Nel 2009 aveva tolto il record proprio a Michael Phelps che, nell’arco di 5 anni (2003- 2008), ne aveva collezionati otto. Ma a quel punto il dubbio era d’obbligo: record per merito del costumone oppure no? Phelps ha sempre cercato la via di mezzo fra forze personali e doping del costume, insomma ha lottato prima di adattarsi alla necessità. Lochte, a Shangai, ha dimostrato che loro due sono mostri davvero, con o senza costumone. Ieri, insieme (Michael in prima frazione, lui in ultima) hanno conquistato l’oro della staffetta 4x200 sl, mettendo dietro i francesi che, guarda caso, ormai non contano più su Alain Bernard, uno dei miracolati dal “gommato“. E poco prima il turbo Ryan aveva conquistato l’oro dei 200 dorso con gara da brivido agonistico e tempo (1’52“96) che avrebbe fatto sbattere le palpebre nell’epoca pre costumoni (il tempo record di Peirsol, re del dorso in pensione era 1’54“32).
Ora gli ori di Lochte sono quattro, quelli di Phelps due (ma le medaglie sono 5) e il mondo del nuoto è tornato a credere alla verità dei tempi. Tutti fanno confronti con il “precostume“. Lo ha detto anche Sebastiano Ranfagni che, nella finale 200 dorso (1’57“49), ha battuto il record(sc) che fu di Merisi. «Aver battuto il suo tempo mi rende orgoglioso». E così Dotto, nella semifinale dei 50 stile libero, dove ha rinforzato la caratura di velocista d’avvenire ed è andato al record dei 50 sl (sc).«Ho abbattuto il muro dei 22“ senza il costumone». Ed è come una laurea.
Peccato l’era dei “gommati“ ha provocato troppi danni. Finora un solo mondiale abbattuto, qualche record nazionale e niente più. I bisontoni dell’acqua (Bernard, Biedermann ecc..), che sembravano diventati razzi imprendibili, ora fanno i conti con nuotatori di classe. Anche chi non ha il fisicone parte alla pari. Filippo Magnini si è sempre lamentato dell’effetto (per lui contrario ) del costumone e quest’anno ha dimostrato le sue ragioni.
Il tempo (in staffetta e in finale dei 100 sl) del nuovo astro australiano dei 100 metri, James Magnussen, per due volte ha battuto il record(47“84) di Van den Hoogenband, il fenomeno olandese del 2000. Bene questi tempi stratosferici(47“49 e 47“63) non sono altro che il 19° e il 32 ° scorrendo la lista dell’era bluff. E probabilmente anche Melissa Franklin, quindicenne americanina che tutti ridefiniscono il nuovo Phelps in gonnella(va forte nel dorso e nello stile libero), non avrebbe potuto mostrare tutto il valore se non fosse capitata in questa sorta di restaurazione: è un missile, ha vinto medaglie, forse ne vincerà ancora, ma è un pesciolino affilato non un pescecane.