Ecco i rapporti tra i clan e il bomber biancoceleste

da Roma

Ecco il verbale del camorrista pentito Michele Froncillo sul Grande Riciclatore del clan dei Casalesi Giuseppe Diana. «Lo conosco da piccolo, era molto legato a mio padre ucciso nel ’91 e a mio fratello ucciso nel ’93. So che ha ottimi rapporti con tutti i clan del casertano, specie con la famiglia di Russo Giuseppe, detto o Padrino (...). Si è sempre offerto di riciclare denaro per i diversi gruppi, garantendo profitti pari al 2/3% mensile delle somme investite nonché il rientro del capitale nei tempi stabiliti».

«NON TENERE SOLDI SOTTO IL MATTONE»

«Nel 2004 mi propose un altro investimento, sapeva benissimo che ero il reggente del clan Belforte, disse che era un’operazione importantissima e che avrebbe potuto investire fino a 2 milioni di euro (...) chiedendomi di fare da terminale per l’investimento delle altre famiglie, visto che i casalesi avevano accettato. Mi disse che era per noi più utile investire i soldi dei carcerati, normalmente tenuti sotto il mattone, in questa operazione. I Russo erano in società con la Diana Gas, compravano e investivano gas, acquistando in nero e trasportando via nave (...). Diana mi disse che faceva “regali”, senza darmi ulteriori spiegazioni, al latitante Michele Zagaria. Giuseppe Diana vantava amicizie con tutti gli esponenti del clan dei casalesi tra cui anche la famiglia Schiavone, ritenendosi un casalese doc»».
Il verbale del «faccendiere» Francesco Pazienza
«La Genovese, una delle cinque famiglie americane di Cosa Nostra, ha destinato alcuni anni fa circa 300 miliardi di lire in riciclaggio in operazioni bancarie tuttora in corso tra Germania e Italia».

PAZIENZA E I DOLLARI DEI BOSS

«I soldi sono stati parcheggiati per anni in Svizzera (...) e l’importazione dei dollari è avvenuta inizialmente attraverso il Banco di Napoli e il soggetto da utilizzare era una società casertana, la “Diana Gas”, che doveva apparire come destinataria di investimenti di quattro società tedesche operanti nel settore immobiliare, indicate come finanziatrici di un fantasmagorico aumento di capitale». Pazienza fa poi due nomi degli arrestati di ieri: «Il banchiere svizzero che gestì la rimanente operazione alla Deutsche Bank di Milano è Diego Franchetti, il nome del siciliano, Guido Carlo Di Cosimo (...) che mi chiese di occuparmi dell’operazione di riciclaggio chiamata “smaffing”...».

«O L’ AMMAZZO O LO FACCIO ARRESTÀ»

Pagina 22 dell’ordinanza d’arresto:
Diana è noncurante nell’ipotizzare l’eliminazione fisica del Di Cosimo, in caso di tradimento del mandato fiduciario. Parlando con il commercialista dice: «Dobbiamo avere una riunione nel pomeriggio, a quel (Di Cosimo, ndr) lo metteranno in mezzo, non so ancora se farlo arrestare o uccidere... anche se non conviene». Quanto a Chinaglia, il gip lo associa così al Grande Riciclatore: «È in diretto rapporto con il Diana, ha preteso e ottenuto un compenso di 700mila euro per prestarsi a fungere da “portavoce” di fittizi acquirenti e consentire l’utilizzo di conti correnti bancari a lui intestati e di sue società per operazioni di schermo. È individuato in virtù del suo ascendente presso la tifoseria laziale onde agevolare la manipolazione dei gruppi organizzati per rafforzare la realizzazione d’acquisto. Chinaglia il 3 luglio 2004 dice a Diana: “Prendi la situazione in mano, ti sei esposto per tanto”. E Diana: “L’importo è grosso e ho più interesse di tutti”».