Ecco i segreti degli animali con il pallino per la musica

Cosa sarebbe un bel film, senza un'adeguata colonna sonora? O un tragitto in autostrada, senza una strategica «playlist», o la stazione radiofonica che più ci assomiglia? Cosa unisce e cosa divide più di quattro minuti di uno strumento musicale accordato, possibilmente suonato dal vivo e accompagnato dalla voce giusta?
I pulcini non hanno dubbi. La musica la conoscono, ce l'hanno nel sangue, e a quanto pare hanno anche delle ben definite preferenze. Parola di due scienziati italiani: Giorgio Vallortigara e Cinzia Chiandetti, che hanno pubblicato uno studio su come pulcini pressoché implumi, appena sgusciati dall'uovo, favoriscano la cosiddetta «musica consonante». Quella, cioè, i cui suoni siano eseguiti insieme, per un risultato armonico e gradevole. «Orecchiabile», diremmo noi, mammiferi bipedi.
Una tendenza che, secondo Cinzia Chiandretti, «potrebbe aiutare i neonati ad avvicinarsi ai genitori o ai membri della propria specie».
La ragione è semplice: la musica consonante è quella che più assomiglia al suono prodotto dagli esseri viventi, mentre quella dissonante richiama la minor armonia dei suoni ambientali. Un campione di 81 pulcini dice sì alla musica, dunque, soprattutto se «soft. Ma non sono affatto gli unici appassionati, nel regno animale. Uno studio dell'università di Madison (Wisconsin) ha rilevato come l'ascolto di un certo tipo di musica, presso allevamenti di mucche, aumenti la produzione di latte. Le hit favorite? Secondo il campus di Leicester (Regno Unito), a parte la musica classica, i REM e Lou Reed favorivano l'ispirazione di questi esemplari, e l'incremento del 7.5% del loro latte.
Ascoltare accordi rilassanti e note intonate non giova solo ai feti umani. Il cervello dei topolini si sviluppa meglio, secondo gli scienziati, se già nel grembo materno i cuccioli sono esposti all'ascolto della musica. Le funzioni cerebrali di un mammifero come il ratto - riconosciuto come uno tra gli animali più intelligenti del pianeta - sono potenziate dall'esercizio alla musica.
Ma quali animali sono invece in grado di eseguirla, una vera melodia? Il canto degli uccelli è noto agli uomini e alla loro letteratura. Non tutti però sono come il «cacatua»: un genere di pennuto che richiama le sembianze del pappagallo, talmente in grado di tenere il ritmo dei Backstreet Boys da emettere suoni conformi alle loro percussioni, e soprattutto ballando un loro brano senza scivolare su una nota.
Il risultato? È stato filmato e riscuote milioni di visualizzazioni nel web. Lo stesso succede a un gibbone (specie di scimmia) che intona a cappella un brano musicale arrampicandosi tra i rami della sua selva. La prova che le sue corde vocali e il suo senso del ritmo non hanno nulla da invidiare a quelli degli umani.
Le balene e il loro linguaggio, simile al suono di un flauto, non ci meravigliano. Dunque, a lasciarci sbigottiti potrebbe essere un roditore che cinguetta come un passerotto: sollevando il capo e producendo, a squarciagola, gli stessi versi ritmici, che paiono in tutto e per tutto una canzone. Sì, perché un topo è perfettamente in grado di farlo.
In qualunque film Disney abbiamo ascoltato le note di quadrupedi molto più educati di noi all'arte di Paul McCartney e Kurt Cobain. Ma cosa sarebbe madre natura, se non serbasse sorprese più audaci e disarmanti delle nostre?