Ecco i sintomi delle patologie tiroidee

Si è svolto recentemente a Roma, organizzato dal professor D’Armiento, il convegno «La Tireoglobulina: dalla ricerca di base alla clinica», ove è stato affrontato il ruolo della tireoglobulina nella diagnostica, nella terapia e nel follow-up delle malattie della tiroide, con particolare riferimento ai tumori tiroidei. La tireoglobulina è una glicoproteina prodotta dalla tiroide, essenziale per la sintesi degli ormoni tiroidei T3 e T4. Nella prima parte del Convegno sono stati riportati i dati riguardanti la struttura e l’espressione del gene della tireoglobulina, nonché le caratteristiche biochimiche della stessa. Inoltre sono stati illustrati i risultati che dimostrano variazioni dei livelli ematici di questa molecola in varie patologie largamente diffuse, quali l’oftalmopatia basedowiana, l’ipotiroidismo congenito ed alcune forme di tiroiditi, Nella seconda parte si è discusso il ruolo della tireoglobulina nella diagnosi, terapia e follow-up dei tumori differenziati della tiroide. A questo proposito è stata sottolineata l’importanza della tireoglobulina quale marker neoplastico più attendibile per i tumori della tiroide e come la determinazione dei suoi livelli ematici costituisca il punto nodale del follow-up dei pazienti affetti da carcinoma tiroideo. Tra le varie ghiandole endocrine la tiroide è quella che più frequentemente è sede di tumori maligni. Si calcola che in Italia circa 5mila persone ogni anno siano colpite da questa malattia. Grazie alle nuove modalità di diagnosi ed alle nuove procedure nel follow-up, oggi questi tumori, se ben curati, hanno una ottima prognosi con percentuali di sopravvivenza a vent’anni di oltre il 90 per cento. È molto importante quindi la diagnosi precoce, per instaurare al più presto la terapia. In genere, il tumore si manifesta come un «nodulo», cioè una tumefazione più o pieno circoscritta. È il paziente stesso che abitualmente nota questo aumento di volume; altre volte è una ecografia fatta per altri motivi (studio dei vasi del collo) che evidenzia la lesione. I fattori di rischio più importanti sono la pregressa esposizione a radiazioni, l’età giovanile, la familiarità e la provenienza da zone con deficit di iodio. La diagnosi si basa sull’esame ecografico e l’ecocoldoppler, che evidenzia la struttura del nodulo. La scintigrafia può dimostrare che il nodulo è «freddo», cioè non capta il radioiodio. Tuttavia, l’esame più dirimente è senza dubbio l’esame citologico eseguito su materiale agoaspirato sotto guida ecografica. Quindi si procede alla rimozione chirurgica di tutta la tiroide.
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