Ecco i talismani e i riti magici contro le maledizioni di Nettuno

Dai sacchetti di stoffa con le immagini sacre, agli amuleti anti-tempesta tutti i riti propiziatori dei marinai

Nino Materi

nostro inviato a Riccione

Al piano di sopra la Laguna dei Delfini, simbolo di amore tra uomo e natura; al piano di sotto un salone carico di mistero dove rivivono religiosità e superstizione nel mondo del mare. Si intitola infatti «Angeli vs Mostri» (con quel «vs» - abbreviazione di «versus» - che sta per «contro», proprio come si usa nel pugilato) l’affascinante mostra che i visitatori del parco Oltremare di Riccione possono ammirare nello Spazio Dalmazia a pochi metri dalla vasca in cui sguazza felice Mary G. il cucciolo di delfino feritosi nel porto di Ancona il 19 giugno scorso e dal 20 agosto curato amorevolmente dall’équipe della Fondazione Cetacea. Da una parte la gioia dei bambini che tifano per Mary G.; dall’altra le paure dei marinai: ieri come oggi «devoti e religiosi». Perché solo chi ha «fede» può permettersi di andare per mare; chi non «crede» è meglio che resti sulla terraferma, al sicuro dalla possibile vendetta del Leviatano o di Scilla e Cariddi.
Per questo nel passato si affidavano ciecamente al volere divino, ma spesso la paura dell'ignoto e l'indigenza li spingevano a credere ai poteri miracolosi attribuiti agli amuleti pseudo-religiosi. «Questa esasperazione estrema della devozione e della fede - spiega Tony Bortolotto, ideatore della mostra - permetteva agli uomini di mare di affrontare con maggiore serenità il quotidiano avventurarsi per mare e sfidare le forze oscure della natura: violenti fortunali e burrasche, che potevano far incagliare l'imbarcazione fra le secche o spingerla al naufragio».
«Per esorcizzare queste ataviche paure ed allontanare la sventura - aggiunge Cesare Bernardi, realizzatore di «Angeli vs Mostri» i marinai ricorsero alla ritualità magico-superstiziosa, utilizzando perlopiù sacchetti magici, capaci di neutralizzare l'azione malefica delle persone ritenute malvage».
Specchio dell’anima e riflesso di ataviche paure. Da Moby Dick a Il vecchio e il mare; da Lo squalo a La tempesta perfetta: è lunghissimo l’elenco di romanzi e film che negli oceani procellosi hanno trovato ispirazione per raccontare il senso più profondo dell’uomo. Sarà un caso, ma appena entriamo nel salone della mostra il pensiero va alla morte di Ambrogio Fogar, il navigatore solitario dal cognome che ricordava il soffio vigoroso del vento. Il vento dell’avventura; ma l’avventura, tra le onde, è spesso una sfida ai confini con la morte. Per questo siamo attratti dalle rare ed antiche collezioni (dal XVI al XX secolo) di «brevi», i tipici amuleti romagnoli con le sembianze di sacchetti di stoffa contenenti sostanze dotate di potere anti-stregonesco (incenso, corallo, sale) e di oggetti religiosi (immaginette sacre, frammenti di foglie di olive benedetto). Era tanta la fiducia riposta in essi, che i pescatori li lasciavano sovente in eredità ai figli maschi.
I «brevi» non potevano essere toccati da estranei, né cadere a terra, pena la perdita delle loro straordinarie virtù: ad esempio, il famoso «breve» contenente parti di placenta umana preservava dall'annegamento e ancor oggi è conosciuto dai marinai di tutto il mondo. Da sempre l’uomo ha guardato l’ambiente marino con amore e venerazione, ma anche con rispetto e timore e, nel leggendario, il mare ha sempre rappresentato ruoli opposti: l’origine della vita e il suo annientamento.
«I reperti dell’esposizione, che vanno dal secolo XVI al XIX, rappresentano un patrimonio che ci appartiene e che va conosciuto - si legge nella guida che accompagna il visitatore -. Anche oggi troviamo tracce delle antiche credenze: se doveste trovarvi su un’imbarcazione, nel bel mezzo di un pauroso tifone (Tifone era il signore dell’abisso degli egizi così come Tifeo era il demone greco provocatore di uragani), potreste aver modo di veder un marinaio correre a prua, proferendo formule rituali tramandate di generazione in generazione, quindi far il gesto plateale di tagliare con un coltello l’aria».
E non dovrete stupirvi se, all’improvviso, la tempesta si placherà...