Ecco i "Transformers" di Spielberg. Il giocattolo conquista il cinema

Uscirà il 28 giugno in Italia, una settimana prima che negli Usa, la pellicola sui robot della Hasbro

Roma - È forse la prima volta che non è un romanzo, una commedia, un telefilm o un fumetto a diventare film. Ora tocca a una serie di giocattoli. Ecco Transformers. Il comunicato della Hasbro, che li ha ideati nell'orwelliano 1984, li definisce «robot antropomorfi capaci di trasformarsi da giganti metallici in auto, aerei», ecc.
In un'estate che si profila fatta di seguiti (di Spiderman, di Harry Potter, di Pirati...), però, almeno questo è il primo film di una nuova serie. L'operazione coinvolge come regista Michael Bay (Armageddon, Pearl Harbor) e come produttore esecutivo Steven Spielberg e schiera come protagonista una sorta di giovane Dustin Hoffman dei tempi nostri: Shia LaBeouf.
Ma tutti loro scompaiono dietro l'apoteosi degli effetti speciali. Proprio in onore di questi ultimi, ieri, a Roma, è stata presentata una selezione di quattro scene di Transformers, che in Italia uscirà il 28 giugno, una settimana prima che negli Stati Uniti, dove è annunciato per il fine settimana del giorno dell'indipendenza.

Però il 4 luglio, in Italia, buona parte dei bambini e ragazzini - primi destinatari del film - sarà in vacanza; dunque meglio acchiapparli prima, per riacchiapparli poi, nelle settimane seguenti, nelle località di villeggiatura.
Perché la conquista degli incassi proceda come la conquista della Terra da parte dei Transformers, occorre che nessuno si appropri anche solo di frammenti di film. Quindi la proiezione per la stampa (ma anche per gli esercenti e per un campione di pubblico) è avvenuta con un rituale degno di una visita in carcere: telefonini da consegnare per essere sigillati in buste di plastica e perquisizione con metal detector, onde intercettare chi facesse il furbo con altri apparecchi idonei a registrare. Ormai è un uso, punto di attrito fra tutela del diritto d'autore e tutela dei diritti civili di chi alle proiezioni è invitato per darne eco, non per bontà d'animo.

Meno di mezz'ora sono pochi per giudicare Transformers. Di certo è un ibrido con altri precedenti film con grandi ambizioni commerciali. Affiorano tracce di E.T., di Independence Day, di Armageddon e di vari altri film del filone. Al centro della storia, l'invasione della Terra, che comincia dal Qatar, o meglio - a quanto si vede - da un pezzo di deserto abibito a base militare statunitense. Che viene distrutta in pochi minuti: e qui affiora anche la prevedibilissima traccia di Pearl Harbor.

Quando non si combatte, con le truppe americane schierate a difendere tutti («Il presidente degli Stati Uniti ci ha chiesto di salvare il mondo», scandiva senza ridere Bruce Willis in Armageddon, girato prima dell'11 settembre 2001), arabi inclusi, in Transformers si fa vita di famiglia o di coppietta. Si affrontano ancora una volta l'orrida minaccia esterna e l'idilliaca serenità interna. Schema logoro? Non lo sarà mai, finché fra San Diego, California, e Bangor, Maine, le moltitudini giovanili accorrerranno al richiamo dello stereotipo. Le decrepitudini europee, se riusciranno a superare intermezzi domestici e schermaglie amorose, troveranno che la guerra, da loro ripudiata fin nelle Costituzioni, è pur sempre un grande spettacolo. Specie quando, come qui, non è asimmetrica.