Ecco i ventenni di McCain: giubbotti da rapper e lacrime

I giovani di Johm: "Molti all'università mentono per conformismo e dicono di sostenere il democratico ma in realtà sono con noi"

nostro inviato a Mentro (Ohio)

Frank ha 19 anni, biondo, la barba appena accennata e lo sguardo rapito. Da John McCain. Quando il candidato repubblicano sale sul podio del liceo di Mentor in Ohio, accompagnato dalla moglie Cindy e da Joe l’idraulico, l’atmosfera diventa incandescente. Frank inizia a urlare, applaudire, saltare. E non è solo: accanto a lui ci sono decine di giovani. Dai un’occhiata al pubblico e ti accorgi che sono tantissimi, almeno un terzo degli oltre 4mila spettatori presenti.
Fino a qualche settimana fa, era raro incontrarli ai comizi del senatore dell’Arizona, ma nella tensione del rush finale hanno riscoperto l’entusiasmo perduto. Sono loro a far partire i cori «Usa, Usa», «Vinceremo, vinceremo» e a vibrare quando lui li invita «a non mollare, ad alzarsi e a combattere per gli Stati Uniti, per il proprio futuro, per difendere la famiglia, la libertà imprenditoriale, il sogno americano». Più la sfida appare impossibile e più John McCain si esalta. Di solito pessimo oratore, si trasforma in un guerriero capace di trascinare il suo popolo alla carica.
Frank ha le lacrime agli occhi. È emozionato, motivatissimo. Firma subito l’impegnativa come volontario per far propaganda porta a porta nelle ultime decisive 72 ore, che iniziano proprio oggi. In John McCain non vede più un simpatico e dinamico settantenne, ma l’uomo che ha sopportato le torture dei vietcong e che ama intensamente il proprio Paese, più di ogni altra cosa. Un sentimento condiviso da Frank: «Nel bene o nel male io sono americano e ne sono fiero. Anche per la guerra in Irak, che secondo Obama fu un errore. No, non fu uno sbaglio e sarebbe assurdo arrendersi ora che stiamo vicendo», proclama. La maggior parte dei ragazzi appartiene a famiglie tradizionalmente repubblicane, ma ci sono anche molti democratici conservatori in uno Stato, l’Ohio, colpito pesantemente dalla crisi nelle zone urbane, ma ancorato alla tradizione in quelle rurali. E da queste parti i valori hanno un significato profondo. «Mi piace McCain perché difende la famiglia ed è contro l’aborto», dice Hally, 25 anni appena laureata e assunta in una società di consulenza. Indossa un giubbino alla moda, ha i capelli pettinati alla Paris Hilton e dal taschino spuntano due occhiali firmati. Da fuori sembra una ragazza come tante nell’America oggi, influenzata dai modelli suggeriti da Hollywood e dalla televisione; dentro è una ragazza all’antica che crede nella fedeltà, nell’onore, nel rispetto.«E nel capitalismo», aggiunge l’amica Sally, una brunetta dal viso affilato che di anni ne ha venti e frequenta legge all’università. «Obama rischia di uccidere lo spirito imprenditoriale di questo Paese, trasformandolo in uno Stato assistenziale. Io dico no all’ingerenza del Grande Governo».
Lo scandalo dei subprime non ha scosso le sue convinzioni liberiste e nemmeno quelle di ragazzi come Bill, che dall’aspetto diresti un rapper, Russel che indossa una tuta mimetica e Peter, capelli cortissimi in t-shirt nonostante il freddo ancora intenso. È un duro e ci tiene a dimostrarlo. «Dobbiamo difendere i principi di Adam Smith e di Ronald Reagan», afferma lanciandosi in una dotta disquisizione filosofica. «All’università la maggior parte dei nostri amici sono per Obama, ma noi siamo più numerosi di quanto si creda», precisa Russel che invita a non credere ai sondaggi: «Molti ragazzi mentono per conformismo».
McCain regge nei college, ma ottiene consensi anche tra i «colletti blu», i ragazzi delle classi medio-basse. Adam Smith non lo hanno mai sentito nominare, ma sanno con certezza di non volere Obama. «Non mi fido di uno come lui», afferma l’elettricista Jeffrey Meckler, 23 anni, viso rubicondo, cappello da baseball calcato sulla fronte. «Non ha abbastanza esperienza per guidare gli Stati Uniti», spiega; ma quando insisti un po’ emergono altre ragioni, quelle vere, quelle di pancia. «È uno che in passato ha frequentato terroristi come Bill Ayers e il suo migliore amico era il predicatore antiamericano Jeremyah Wright. Io sono una persona semplice, ma non andrei mai in giro con persone del genere e penso che Barack ci nasconda qualcosa». «Se vincesse sarebbe pericoloso per l’America», commenta Ellen, la sua fidanzata diciannovenne, infermiera. «Ho sentito dire che è un musulmano, che è un arabo. Ci sono tante ombre nel suo passato». Ellen non ha dubbi: meglio, molto meglio John, l’eroe dei capelli bianchi che non ha ombre nel suo passato. Il popolo dei ragazzi conservatori è con lui e urla: viva l’America, viva McCain.
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