Ecco i veri punti che contano tra Inter e Roma

Il fisico: i giallorossi corrono, i nerazzurri arrancano. Ma la Champions e l'infortunio di Totti peseranno. La testa: i proclami di vittoria manifestano imbarazzo. E per Mancini l'ombra di Mourinho è ingombrante

Dicono: col rispettivo pari di sabato sera, uno a Cagliari, l’altro a Roma, sta meglio l’Inter. Elementare la riflessione: il leader della classifica resta davanti a +4 con sette ostacoli da saltare. Probabile. Scrivono: l’infortunio a Totti toglie a Spalletti e al suo gioco il capitano carismatico e lo snodo decisivo di ogni schema offensivo. Sarà. Sentenziano: il calendario sorride alla Roma e risulta invece crudele con i capo-classifica. Vedremo. Giudicare sulla carta non sempre risulta operazione intelligente. Un esempio: l’Inter, in maggio, deve affrontare il derby che è una delle insidie immaginate dai romanisti. Ma se questo è il Milan, quello visto affondare sotto i colpi dell’Atalanta, i morattiani non si ritrovano una mina tra i piedi, semmai una palletta di gomma. Il duello tricolore Inter-Roma è allora più complesso di quel che si pensi e si può valutare alla luce di quattro punti, i quattro punti cardinali utili all’orientamento.

CONDIZIONE FISICA Corre sciolta e fino alla fine la Roma, risulta invece in grave debito l’Inter come dimostrano le ultime due prestazioni al cospetto di Juve e Lazio. Il cedimento neroazzurro, dopo un primo tempo promettente, arriva puntuale nella seconda frazione e qui senza la complicazione dell’uomo in meno o la presenza di Materazzi, considerato in grave ritardo solo perché privato, in coppia, della velocità e dei recuperi di Cordoba. Quel Rocchi che s’infila tra le due sentinelle all’Olimpico segnala l’assenza di un vero regista del reparto. Risulta difficile credere che Burdisso possa offrire maggiori garanzie rispetto a Matrix. Ma attenti: il ritorno della Champions può riequilibrare le sorti. Lavorare, al coperto, per tutta la settimana, può consentire a Mancini di riparare ai tanti danni scoperti.

CONDIZIONE PSICOLOGICA L’entusiasmo della Roma, a dispetto del risultato di sabato a Cagliari, può risultare contagioso. Se riuscisse nell’impresa di abbinarlo a un successo sul Manchester, diventerebbe una specie di tigre nel motore. Evidente l’imbarazzo interista, tradito dai ripetuti annunci tipo «possiamo vincerle tutte», «a Bergamo andiamo per vincere»: l’ottimismo esibito non è mai sincero, spesso è uno scudo dietro cui trovare riparo. Giovano zero le fibrillazioni introdotte da quei pasticcioni del clan Mourinho: non è divertente lavorare con la sagoma di un probabile successore alle spalle. A Trigoria non ci sono nuvole, all’orizzonte.

CONDIZIONE CALCISTICA C’è un difetto romanista, segnalato a Cagliari, che può invece confortare Mancini. La squadra di Spalletti non è dotata del cinismo che serve in una rincorsa così complicata: a ogni rallentamento del rivale dovrebbe corrispondere un colpo di accelerazione. E invece la Roma si balocca col pallone e col suo gioco impegnativo, sbaglia tanti gol e spesso lo fa davanti alla porta per eccesso di confidenza. Qui si coglie il temperamento della squadra che non conosce l’astuzia del mestiere. Per vincere deve giocare, sempre, bene. L’Inter invece è meno vulnerabile sotto questo aspetto. Negli ultimi tempi, a far data dalla notte con il Liverpool, ha perso la sicurezza e con la sicurezza l’autostima che è una qualità decisiva in condizioni del genere. Per recuperarla c’è bisogno di un colpo d’ala.

CONDIZIONE DEI BIG L’Inter può contare su un portiere-amuleto, sul trattore Maicon e su un altro paio di guerrieri affidabili, Javier Zanetti il primo della mini-lista seguito da Chivu, costretto a giocare condizionato dall’acciacco alla spalla. A Mancini, per invertire la tendenza, restano indispensabili il recupero di Cambiasso e il ritorno di Ibrahimovic a uno stato di forma decente. Lo svedesone è fondamentale per il gioco dell’Inter. Quando sta bene tiene palla, fa salire la squadra, detta i tempi dell’uno-due e va a concludere. Ricordare che non fa gol, su azione, da mesi, non è voler mettere il dito nella piaga. Ibra, frenato da quella maledetta tendinite, è assente dal centro del palcoscenico. Nella Roma Francesco Totti può essere rimpiazzato per uno, due turni, da Vucinic, mentre gli altri devono andare al massimo. È in affanno Perrotta ma De Rossi, Aquilani e Pizarro, viaggiano a pieno regime di giri. Doni, checchè se ne dica, non è proprio una sicurezza e se non chiude il portone Mexes, i guai difensivi della Roma, sono dietro l’angolo.