Ecco le iniziative per rilanciare la ricerca

Quando, nel 2001, mi è stato affidato il mandato ministeriale ho trovato nel settore ricerca - e, come ben sapete, anche nella scuola e nell'università - una situazione che necessitava di interventi di tipo strategico.
La conseguenza di questo stato di cose aveva provocato, oltre che un consistente calo di competitività, un senso di generale frustrazione in migliaia di nostri brillanti ricercatori, in migliaia di docenti, che nelle università e negli enti di ricerca erano talvolta costretti ad arrendersi di fronte a un appiattimento derivante dalla mancanza di una precisa strategia e di obiettivi.
Oltre che dalla loro inadeguata valorizzazione, il nostro sistema era caratterizzato da un basso numero di ricercatori e da un'età media troppo elevata.
La situazione nel settore ricerca era critica anche dal punto di vista economico: una spesa pubblica ai minimi storici, dopo la progressiva riduzione nell'arco degli anni Novanta; un limitato investimento privato; una scarsa presenza di grandi industrie operanti nel settore hi-tech in un Paese caratterizzato da un elevato numero di piccole e medie imprese.
A tutto ciò si aggiungevano le criticità operative dei meccanismi di sostegno alla ricerca: finanziamenti «a pioggia»; una scarsa interazione tra gli interlocutori interessati a sviluppo e innovazione, in particolare pubblico-privato; lacune nell'approccio manageriale dei grandi progetti di ricerca; bassa concentrazione di uomini e mezzi nelle aree strategiche; mancanza di un sistema di valutazione e infine una scarsa internazionalizzazione di carattere strategico.
Questa era dunque la situazione che abbiamo ereditato dai precedenti governi. Ci siamo messi subito al lavoro focalizzando il nostro impegno su tre missioni fondamentali della ricerca: la ricerca per la qualità della vita, la ricerca per la competitività delle nostre imprese, la ricerca per lo sviluppo sostenibile a livello globale. E abbiamo sin dall'inizio agito parallelamente su due fronti: da un lato procedendo a una vasta riforma dei nostri enti di ricerca ed istituendo un rigoroso sistema di valutazione anche per la ricerca universitaria; dall'altro dando al sistema strumenti operativi efficaci, recepiti nel Programma nazionale della ricerca 2005-2007 approvato nel marzo scorso, basati su alcune parole-chiave:
• crescita e valorizzazione del capitale umano;
• eccellenza e meritocrazia nella ricerca;
• concentrazione su punti di forza e su settori strategici;
• multidisciplinarietà;
• internazionalizzazione;
• collaborazione pubblico-privato;
• utilizzo di una pluralità di fondi e di meccanismi di finanziamento,
• valutazione.
Non c'era mai stata in Italia una strategia complessiva di così vasta portata. A quattro anni dall'inizio della nostra azione posso dire con un certo orgoglio che si cominciano a raccogliere i primi positivi frutti della nostra azione. Il cammino per raggiungere tutti gli obiettivi che ci siamo proposti è ancora lungo, ma penso che da essi bisognerà assolutamente partire nella primavera 2006 con l'inizio della nuova legislatura, se davvero si ha a cuore il futuro del nostro Paese.
Voglio ricordare soltanto alcuni dei risultati, raggiunti nonostante il protrarsi del periodo di stagnazione dell'economia mondiale:
• ripresa degli investimenti dello Stato in ricerca: dal 2002 l'impegno dello Stato è aumentato fino a raggiungere l'attuale 0,72% del Pil, contro una media europea dello 0,68%;
• stanziati 1.100 milioni di euro per 12 programmi strategici previsti dal Pnr in grado di incrementare la competitività delle nostre imprese sui mercati internazionali (settori: Ict, risparmio energetico, studio e trattamento di tumori e delle malattie degenerative con nuovi approcci derivanti dalla conoscenza del genoma umano, rilancio dell'industria farmaceutica, nuove applicazioni dell'industria biomedicale, sistemi avanzati di manifattura, potenziamento e sviluppo dell'industria motoristica, cantieristica aeronautica ed elicotteristica, materiali avanzati per applicazioni strutturali, sistemi di telecomunicazione innovativi a banda larga, prevenzione e intervento in caso di catastrofi naturali, valorizzazione dei prodotti tipici dell'agroalimentare e infine trasporti e logistica avanzata);
• nel periodo 2002-2005 stanziati attraverso il Firb, Fondo investimenti ricerca di base, 600 milioni di euro per grandi progetti di ricerca in aree strategiche e laboratori pubblico-privati (bioscienze, infoscienze, nanoscienze) con il coinvolgimento di oltre 4.000 tra ricercatori e tecnici, 1.500 dei quali nuovi assunti. I finanziamenti Firb vengono assegnati con rigorose procedure concorsuali e vanno a premiare l'eccellenza scientifica e industriale italiana;
• per quanto riguarda il Mezzogiorno, stanziati 460 milioni di euro per il sostegno della ricerca industriale e l'istituzione di 12 nuovi laboratori pubblico-privati. Sempre per il Mezzogiorno sono stati finanziati fino ad oggi 2.250 progetti di ricerca e di alta formazione nei settori strategici con 31.000 giovani formati nell'ambito del Pon, Programma operativo nazionale che mobilita nel periodo 2000-2006 un valore complessivo di 2.000 milioni di euro;
• avviati 11 distretti di alta tecnologia con un potenziale di 3.500 nuovi posti da ricercatore in varie regioni italiane (Piemonte-settore wireless; Lombardia, tre distretti su biotecnologie, Ict, nuovi materiali; Veneto-nanotecnologie; Liguria-sistemi intelligenti integrati; Emilia Romagna-meccanica avanzata; Friuli Venezia Giulia-biomedicina molecolare; Lazio-aerospazio; Campania-materiali polimerici compositi; Sicilia-micro e nanosistemi. Sono in corso di attivazione altri distretti in Toscana e nel Mezzogiorno;
• aumentati del 47% in quattro anni i brevetti (il numero complessivo è passato da 2.879 a 4.235);
• firmati circa 70 accordi di collaborazione paritetici, sia sotto il profilo scientifico che quello finanziario, con alcuni tra i più prestigiosi centri di ricerca e atenei di Stati Uniti, India, Giappone, Russia, Gran Bretagna, Israele, Tunisia, Marocco, Francia, Spagna, Portogallo, Egitto, Giordania, Canada e, da ultimo, Cina;
• ricordo, ancora, che abbiamo introdotto meccanismi di finanziamento fortemente innovativi delle Università, che prevedono per la prima volta di «premiare» i risultati della ricerca. L'assegnazione delle risorse da parte dello Stato ai singoli atenei avverrà sulla base di 4 nuovi parametri: 30% in base agli studenti iscritti, esclusi le matricole e i fuoricorso; 30% risultati dei processi formativi, misurabili annualmente in termini di crediti (Cfu) acquisiti; 30% risultati delle attività di ricerca scientifica; 10% incentivi specifici.
*Ministro della Pubblica Istruzione
dell’Università e della Ricerca