Ecco il jeans che si ricicla I segreti dei tessuti bio

L'azienda italiana propone pezzi unici con cuciture aperte per consentire modifiche su misura

Margherita Tizzi

«Forbici, ago e filo impiegati con precisione, passione e un pizzico di estro». Negli anni '30, Filippo Caucci fonda un atelier di capi sartoriali in provincia di Teramo. Nel dopoguerra il figlio Alberto e la nuora Giuseppa si specializzano nella vendita di tessuti, premessa per riaprire, negli anni '60, in Val Vibrata, un micro-laboratorio di confezione di pantaloni.

Nel 2000 i nipoti del fondatore prendono il timone della manifattura per dar vita alla FG1936, con i marchi Re-HasH e C+, oggi azienda-gioiello del made in Italy. I ragazzi sperimentano, ricercano, sviluppano: la resinatura per brillantare il cotone, la carteggiatura per sfumare il denim, il lavaggio con pietre abrasive per schiarire la tela, il trattamento tridimensionale per frustare il tessuto, la graffiatura per cangiare l'indaco, l'imbrattamento per uniformare il colore, la sabbiatura per ottenere un effetto manopesca, la molatura per creare le rotture, il rammendo per rifinire il prodotto in chiave vintage. Un'operazione sofisticata, dunque, quella del finissaggio, che comporta mediamente 120 minuti di lavorazione a capo. Ma ancora: cuciture aperte per consentire modifiche su misura; interni tasca realizzati con tessuti da camiceria per aumentare il comfort; ricamo punto cavallo per richiamare l'artigianalità. La costruzione è un altro processo complesso che richiede oltre 90 minuti a prodotto. Risultato? Ogni jeans e pantalone esalta la sua qualità unica. Insomma, l'intento è di «far leva sul capitale culturale, storico e manifatturiero dell'Italia e della Val Vibrata, per realizzare capi rispettosi della tradizione ma sempre al passo con i tempi». Perché proprio qui, a ridosso del Gran Sasso, la vocazione per l'abbigliamento rimanda all'epoca romana, quando Plinio il Vecchio raccontò la maestria con la quale gli abitanti del luogo lavoravano la cosiddetta «purpura», ovvero i tessuti tinti di rosso porpora. Poi, nel corso dei secoli, la valle ha assunto un ruolo di primo piano nella coltivazione e trasformazione della canapa, impiegata prima per produrre corde e vele, poi, negli anni '50, per confezionare tovaglie, lenzuola e abiti da lavoro.

Oggi, a Pitti Uomo, Maurizio, Filippo e Ugo Caucci portano alla luce il nuovo linguaggio di Re-Hash, elegante e pratico, che andrà in scena la prossima estate. Le creazioni in denim sono realizzate con trattamenti ecologici: uno dei capi best seller è il 2730 cimosa kitotex, mentre si sperimenta l'unione della tela denim e del cotone indaco tencel. Tra le nuove proposte c'è anche il denim color tinto filo, molto leggero, dalle tonalità chiare del beige e safari. Capofila della collezione è il chinos evolution con il modello mucha, realizzato con materiali innovativi e green, presentato nei tessuti cotone/lino, armature, gabardine, velluto tutte indaco. Non dimentichiamo la linea luxury, dove il jeans è proposto in varie elasticità e tessuti di prestigio, grazie anche alle collaborazioni con Isko e Trc Candiani Denim. Infine, i cotoni, le proposte misto lino, i bermuda e le linee morbide e rilassate, dal sapore metropolitano ed internazionale.