Ecco come l’A-7 non finirà in Borsa

Troppi «paletti» da Palazzo Isimbardi: così la società non sarebbe quotata

Gianandrea Zagato

Non ci sono più dubbi: la Provincia di Milano non vuole quotare in Borsa le azioni della Serravalle. Tesi provata non solo dai paletti che Filippo Penati mette all’Ipo - l’offerta pubblica iniziale - ma pure dai numeri che non tornano. Scelta che Palazzo Isimbardi mediaticamente imputerà, non è più una sorpresa, al Comune di Milano. Conclusione che nasce da una domanda: chi mette il flottante, quel 25 per cento necessario per la quotazione in Piazza Affari?
La Provincia sostiene di voler mantenere il controllo della società autostradale con il 51 sul 52,7 per cento in suo possesso. Conto facile: Penati come flottante mette l’1,7 per cento, il restante 23,3 è a carico degli altri soci ovvero di Palazzo Marino che detiene il 18,6 per cento e della Camera di Commercio milanese ferma a quota 4 per cento. Addizionando le quote in mano al sindaco Gabriele Albertini e al presidente Carlo Sangalli si arriva al 22,6. Facile immaginare che, a quel punto, Penati, faccia un beau gest e sul piatto metta lo 0,7 per cento mancante all’appello. Giochino numericamente non impossibile. Ma sorge spontanea un’osservazione: perché l’amministrazione provinciale non vuole scendere sotto quota 51 per cento? Risposta: «Vogliamo conservare la maggioranza per garantire la governance della società autostradale» dicono da via Vivaio. Spiega respinta in toto da Forza Italia: «La maggioranza era garantita anche prima che Penati scalasse la società violando il patto di sindacato firmato con Albertini» e, comunque, «per governare non serve detenere il 51 per cento a meno che non si voglia essere il padrone assoluto nel settore della mobilità lombarda».
Meccanismo che, quindi, non prevede la possibilità di un aumento di capitale, qualora Palazzo Marino e Camera di Commercio fossero indisponibili a mettere tutte le loro azioni - meno una - in Borsa: ipotizzare un aumento di capitale così forte significherebbe riportare il valore della Provincia a quello prima della scalata e questo Penati non lo vuole. Davvero strana, dunque, l’Ipo di Penati che è numericamente impossibile. Stranezza che s’accompagna a quella valutazione fatta dall’advisor Lazard di 5,83 euro per azione - tre in meno di quello che la Provincia ha pagato al socio Marcellino Gavio - avvertendo a pagina 52 della relazione, che valutare 7 euro ad azione è possibile ma a due patti, «senza considerare lo sconto in sede di Ipo» e decidendo « il recupero del cento per cento dell’inflazione sulle tariffe di Serravalle». Prova che i numeri non tornano.