Ecco l’agente che manda i vu’ cumprà in Tv

da Milano

La strada più veloce per l’integrazione passa attraverso l’arte e parte da Milano, dove a febbraio - marzo 2009, aprirà la prima agenzia per artisti stranieri, gestita da stranieri, per promuovere il talento di ballerini, cantanti, attori e musicisti in Italia. L’idea è venuta a Modou Gueye, 39 anni, senegalese, immigrato dal 1990 con un passato da vu' cumprà, prestiné, gommista, e ora attore e direttore artistico del laboratorio di teatro milanese «Mascherenere» che ha pensato a un modo diverso di fare intercultura: creare una rete per gli artisti stranieri.
Come è nato questo progetto?
«Da una pubblicazione della Provincia di Milano del 2007 «Talentiextravaganti» che ha realizzato un sito per conoscere le realtà straniere. Mancava però la parte organizzativa, un’agenzia che promuovesse realmente gli artisti e alla quale si può rivolgere chi ha bisogno di un ballerino o di un cantante straniero».
Quindi è un campo in cui gli stranieri trovano lavoro?
«Un mercato c’è. La televisione italiana cerca sempre più spesso attori stranieri per film o per le fiction. Invece di mettere sul set un italiano che finge di essere un cinese, potremmo promuovere direttamente noi l'attore straniero attraverso l'agenzia».
Come sarà strutturata?
«All’inizio ci lavoreranno cinque persone di etnie diverse: argentini, africani e altri immigrati. Ma non ci deve essere l'aspetto assistenzialista. Come associazione di immigrati, dobbiamo prendere in mano il nostro destino. Non possiamo più aspettare le bandiere della Cgil o altri, perché da lì non esce la nostra realtà, ma solo quella dei sindacati».
Cosa pensa degli ultimi fatti di cronaca e dell’allarme razzismo?
«L'Italia non è un Paese razzista. Alcune persone lo sono, ma come in tutti gli altri Paesi. Vivo qui da quasi vent’anni e non ho mai subito discriminazioni. Scegliamo il vostro Paese per diversi motivi e uno di questi è l'accoglienza. Per me l’immigrazione è stata una scuola. Sono venuto a Milano in cerca di fortuna, come tutti. Pensavo di fermarmi cinque anni, mettere via un po' di soldi e tornare indietro. Invece sono rimasto. A parte il freddo, l’Italia mi ha accolto bene».