Ecco l’anti Cassano non gira in Ferrari e non conosce Totti

Grande personalità e nemmeno un pizzico di emozione. Eppure di fronte c’era l’Olanda. Non male per un ragazzo di 22 anni, passato in 3 mesi dall’essere un signor nessuno a indossare la maglia dei campioni del mondo. La prima con la nazionale dei più grandi vale una promozione piena per Antonio Candreva, il debuttante numero 40 della gestione Lippi. Gli elogi del ct prima e dopo il match, i complimenti del «centenario» Buffon, le pacche sulle spalle degli altri azzurri: il centrocampista di Tor de’ Cenci, quartiere alla periferia sud di Roma, ha voluto godersi il momento di gloria in tranquillità. Bocca cucita nel tratto tra gli spogliatoi dello stadio Adriatico di Pescara e il pullman che avrebbe riportato l’Italia in albergo. Sa che c’è ancora molta strada da fare se vuole strappare un biglietto per il Sudafrica.
«Io al Mondiale? È più facile che il Livorno raggiunga la salvezza, che è poi la cosa che più mi interessa al momento...», dettava con il sorriso appena arrivato alla Borghesiana per il raduno della nazionale. Ma ha dato il massimo, sin dal primo allenamento. «Non mi aspettavo questa chiamata, non so se è un premio alla mia buona stagione o un test per il Sudafrica», il suo commento dopo aver saputo di essere fra i 25 convocati di Lippi.
Il ct viareggino lo aveva notato nella partita con il Milan. Era il 12 settembre: quel giorno, ironia della sorte, giocò con una maglia che aveva il nome sbagliato: Cadreva. Ma Lippi se lo ricorderà bene e da quel momento diventa osservato speciale per l’Italia. «Ho continuato a seguirlo, poi ho deciso di chiamarlo e farlo giocare», così Lippi alla vigilia del match di Pescara. Nella testa del selezionatore toscano Candreva rappresenta l’anti-Cassano: di lui l’hanno colpito le doti tecniche (salta l’uomo con facilità e ha piedi buoni, insomma è un centrocampista di qualità che il ct ha definito «completo») ma anche la tranquillità fuori dal campo, il profilo basso, anche nelle dichiarazioni. Uno di quei giovani d’oggi che non si riconoscono nell’identikit fatto da Mourinho e che a Lippi piacciono molto. Non gira in Ferrari, ha una fidanzata, Valentina di Terni, con la quale convive a Tirrenia. «Non ho stravizi, i ragazzi che conosco sono come me, avere venti anni non mi pesa», il suo biglietto da visita.
La sua storia calcistica era nata proprio alla Borghesiana, allora quartier generale della Lodigiani, terza squadra di Roma nella quale ha mosso i primi passi gente come Toni e Totti. Il capitano giallorosso non lo conosce personalmente, De Rossi sì («se Francesco è un mito, Daniele è il mio modello, conservo in bacheca la sua maglia, speravo che fosse qui in azzurro alla mia prima convocazione», ha detto Candreva martedì scorso). Un percorso di carriera tortuoso quello di Antonio che comincia in B con la Ternana fino all’approdo all’Udinese, club ancora proprietario del suo cartellino, in A. Solo dieci minuti in 3 partite, Marino non lo vedeva. «Ma no, forse allora non ero pronto...», smorza la polemica sul prestito al Livorno. Oggi ricorda la recente vittoria sulla Roma («ottenuta con un po’ di fortuna») e si racconta con modestia: «Il mio ruolo è trequartista, ma quando non c’è Mozart nel Livorno gioco anche davanti alla difesa». Lippi gli ha detto che se un allenatore lo fa giocare in più ruoli, vuol dire che è un calciatore moderno.
Candreva con l’azzurro, poi, ha un rapporto speciale: le maglie delle nazionali le ha vestite tutte, dall’Under 18 all’Olimpica passando per l’Under 21. «A Casiraghi devo molto, mi ha convocato anche quando non giocavo», confessò quando era in Svezia per l’europeo di categoria. E ai giochi di Pechino si ritrovò da riserva a titolare nel giro di pochi giorni dopo l’infortunio a Rocchi. Ora sta scrivendo un capitolo importante della sua bella favola. Farà professione di umiltà, ma le sue chance per il Sudafrica se le giocherà fino in fondo.