Ecco l’auto per i musulmani: una minimoschea su 4 ruote

Tra i dispositivi a bordo l'indicatore della Mecca e il tappetino da preghiera. Sarà fabbricata dalla malesiana Proton anche in Iran e in Turchia

A volte con un’auto normale, si sa, non è cosa. Specialmente nelle città infedeli. Sono le quattro del mattino e l’ora della prima preghiera quotidiana s’avvicina. Voi siete soli, musulmani in terra straniera, prigionieri dei condomini senza punti cardinali della periferia milanese, magari con un po’ di nebbia e qualche ombra mezza nuda, signorina o chissà, a fissarvi. Il vostro navigatore può accompagnarvi al Duomo, ma alla parola Mecca lampeggia che sembra il frignio d’un bimbo sperduto. Potreste scendere e chiedere da che parte girarvi. Ma se anche avete fortuna e vi danno l’indicazione giusta, un tappeto da preghiera dove lo trovate? Dovete arrangiarvi con quelli gommati della vostra utilitaria infedele, inginocchiarvi e rendere lode al Signore.

Adesso la soluzione a questi problemi c’è. Si chiama «auto islamica», porta il marchio della Proton, la fabbrica automobilistica simbolo della Malesia a quattro ruote e verrà sfornata da tre linee di produzione pronte a entrar in funzione in Turchia, Iran e Malesia. Avrà quel che tutti i musulmani sognano. Al posto dell’inutile navigatore capace di portarti al Duomo di Milano o al ponte dei Frati neri di Londra avrà una sobria, ma efficiente bussola in grado d’indicare sempre la direzione giusta per la Mecca.

E con le abluzioni come la mettiamo? Il visionario signor Syed Zainal Abidin Syed Mohammed, direttore di gestione alla Proton e appassionato promotore del progetto, non lo dice, ma noi lo immaginiamo. I comodi spruzzini orientabili dei tergicristalli risolveranno comodamente anche il lavaggio di mani, piedi e volto.

Quanto al tappeto da preghiera, basterà infilarne uno sotto quelli di gomma, una robetta semplice, ma capace di garantire un ricametto dignitoso anche al più austero dei fedeli. Il signor Syed già annuncia invece che negli scomparti riservati in Occidente a libretto di circolazione, foglio complementare e dichiarazione amichevole ci sarà spazio per una o più copie del Corano. Magari non potrete leggerlo mentre guidate, ma vi garantirà una benedizione se incapperete in un autovelox.

In caso di moglie singola, o mogli multiple, i cinque posti dovrebbero, invece, bastare comunque. Neppure veli, chador e tendine saranno più un ingombro. Ogni portiera, ogni fiancata avrà i vani per ripiegare e riporre l’indispensabile necessaire. La nuova Proton riassume insomma tutto quel che l’ummah, la comunità islamica mondiale e il suo miliardo e mezzo di fedeli, aspettava da tempo. Non a caso il nome di «auto islamica» l’han voluto e imposto gli orgogliosi partner iraniani. E quelli della Proton non si son fatti pregare. Anche perchè i bilanci con perdite secche per 169 milioni di dollari nel 2007 richiedono liquidità fresca e nuovi, affollati mercati. In Italia ci han provato e non gli è andata bene. Nel 2004 misero sul tavolo 70 milioni di euro per l’Mv Agusta e i marchi Husqvarna e Cagiva, ma in capo ad un anno dovettero svendere tutto, al prezzo simbolico di un euro, alla Gevi Spa. E mangiarsi le mani quando il marchio Husqvarna venne rivenduto alla Bmw per 93 milioni. Ma quella è acqua passata.

Ora con quel miliardo e mezzo di potenziali acquirenti la fortuna è alle porte. Resta da chiedersi se i manager della Proton abbiano fatto un giro a Fereshe Street, la via di Teheran dove al calar della notte equipaggi assai poco islamici di ragazzacci e ragazzacce si inseguono a colpi di clacson. Lì i veli son così corti che a nasconderli basta il portacenere. E la macchina preferita già c’è. È un marchio nuovo. Si chiama Peugeot.