Ecco l’eredità di Visco: il commercialista-spia

Anche ragionieri, notai e avvocati reclutati per legge come "delatori":
sono obbligati a segnalare operazioni sospette che possano far scattare
l’allarme evasione. I consulenti "distratti" rischiano forti multe

Felice Manti - Edoardo Montolli

Poveri italiani. Dopo i 740 online, che hanno scatenato odi tra parenti e vicini di casa, ora bisognerà guardarsi anche da commercialisti, ragionieri, notai e avvocati. Dal 30 aprile, infatti, gli ultimi «consiglieri» di fiducia delle famiglie saranno costretti a diventare spie del fisco. Lo stabiliscono i diversi articoli della nuova normativa antiriciclaggio, l’ennesima bomba a scoppio ritardato del governo Prodi innescata dal viceministro dell’Economia Vincenzo Visco. Che esentano dalla mannaia della delazione solo i preti. Risparmiati dal dover spifferare al Fisco regali lucrosi ad amanti esigenti sussurrati in segreto dietro la grata del confessionale. Per ora.

Commercialista, ragioniere? No. Sbirri, che dovranno acquisire informazioni su tutte le operazioni che comportano movimenti di denaro superiori ai 5mila euro. Della stangata sugli assegni sappiamo già tutto. Sopra quest’importo è obbligatorio apporre la frase «non trasferibile» e codice fiscale del beneficiario sull’assegno, pena una multa fino al 40% dell’importo. A carico di chi lo emette, e di chi (incautamente, sic!) cerca di incassarlo. Chi vorrà fare diversamente dovrà pagare una tassa di 1,50 euro ad assegno. Ma il problema riguarda soprattutto l’uso del contante per le società: se il professionista ha notizia di assegni staccati senza la clausola «non trasferibile», di prelievi frequenti e ravvicinati che superino anche complessivamente la soglia di 5mila euro dovrà spifferare tutto all’Unità di informazione finanziaria. Da amico a spina nel fianco. Anche perché quelli troppo «teneri» rischiano una sanzione dal 3 al 30% dell’importo non segnalato che venga poi accertato dalle autorità trattarsi di «soldi in nero». Stessa logica vale anche per le (ex?) società fiduciarie: secondo l’articolo 11 della stessa normativa, scatta la regola della «soffiata» a banche e intermediari finanziari qualificati sul nome del beneficiario per il quale svolgono l’operazione. «È un problema enorme - dice Eugenio Fallani, professionista toscano - come faccio ad avere il sospetto? Chi sono, un poliziotto? Per non parlare dell’enorme mole di adempimenti, tra documenti, identificazioni e registri. Tutto lavoro in più». E qualcuno già pensa di rivolgersi a detective privati.

Le stesse regole valgono anche per «i professionisti legali» (così dice la legge) nelle attività di assistenza e rappresentanza dei clienti. Avvocati e notai sono chiamati dalla legge a «schedare» per 10 anni e registrarli in un archivio cartaceo o digitale tutti i movimenti finanziari e no dei propri clienti. Quando scatta la segnalazione? Quando il professionista «sa, sospetta o ha motivi ragionevoli» per pensare che siano in corso o siano compiute o tentate operazioni di riciclaggio o di finanziamento al terrorismo» sulla base di «caratteristiche, entità o natura dell’operazione». «Siamo alla follia - dice il legale milanese Alberto Fraccari - il segreto professionale è un limite invalicabile, è un diritto-dovere al quale siamo vincolati, per la doppia fedeltà all’ordinamento e al nostro cliente che già ad oggi impedisce collusioni o illeciti. Come se non bastasse, il solo «leggerissimo sospetto» fantozziano è sufficiente a far alzare il telefono, chiamare il Fisco e far scattare la delazione. Perché, e questo è l’aspetto più inquietante della legge, «le segnalazioni di operazioni sospette - recita l’articolo 41.6 - non costituiscono violazione degli obblighi di segretezza o del segreto professionale». Non basta: «Se poste in essere per le finalità ivi previste e in buona fede (le segnalazioni, ndr) non comportano responsabilità di alcun tipo». Delatore, ma non per la legge. Se dunque un professionista insinua il dubbio che un suo assistito abbia compiuto un’azione illecita e lo segnala al Fisco, che magari dopo anni non reputa illecita l’operazione, il malcapitato non può neanche contro-denunciare il suo legale (a quel punto, probabilmente ex).

Tempi duri si annunciano per la compravendita di case, con il rischio che i prezzi aumentino nonostante il flop del mattone. Perché sarà sempre più difficile bluffare sul prezzo di acquisto degli immobili, con banche, erario e notai. Per Paolo Piccoli, presidente del Consiglio nazionale del notariato, i professionisti «sono disponibili a effettuare un controllo di legalità, anche sostanziale, e a dare un contributo nella lotta al riciclaggio, ma non possono trasformarsi in poliziotti». E che fare nel caso di un testamento? In linea teorica, se un notaio scoprisse che un defunto ha deciso di lasciare a un erede ingenti quantità di denaro, la cui natura fosse di difficile identificazione, la longa manus del Fisco potrebbe inseguirci anche all’altro mondo. Col rischio di vedersi bloccata l’eredità. E magari pignorata anche la bara.
felice.manti@ilgiornale.it