Ecco l’estate cotta al sangue

È come una maledizione. Non volevamo più occuparci di libri che parlano di delitti, ammazzamenti, sanguinamenti e tutto quel Grand Guignol che è diventata la letteratura italiana su imitazione a volte pedissequa del mainstream anglosassone e a volte, va riconosciuto, con guizzi di personalità propria. Ma a guardare nella produzione di queste settimane non si vede quasi altro. E quell’altro che si vede a volte fa venire il latte alle ginocchia, quindi tanto vale non parlarne nemmeno (che poi, se ne parliamo, e azzardiamo una critica, veniamo regolarmente minacciati). Diamo inizio dunque al catalogo di quanti promettono l’immancabile brivido sotto l’ombrellone o sotto la conifera.
Per cominciare, e tra quelli in distribuzione proprio in questi giorni, subito uno dal titolo rassicurante: Li vuoi tutti morti (ed. Fratelli Frilli, Genova). Autore è l’esordiente Bruno Pampaloni, in realtà già da tempo militante come sceneggiatore, autore televisivo e regista, che ha voluto prendersi una rivincita, se non proprio una vendetta, verso l’ipocrisia e il populismo del mondo catodico, e così fa agire un serial killer che ammazza a uno a uno una lista di rappresentanti di quel mondo, liberamente riconoscibili. Dopodiché, non vorremo mica passare sotto silenzio (e due) la ricomparsa tra pochi giorni del commissario Montalbano, in Luna di carta di Andrea Camilleri? (Sellerio). Anche qui, sangue a secchiate. Ma Sellerio non è solo Camilleri e nel frattempo avremo avuto il tempo (e tre) di metabolizzare il commissario De Vincenzi, animato dalla fantasia di Augusto De Angelis, ne Il candeliere a sette fiamme.
Da Rizzoli ci annunciano (e quattro) per fine estate un noir anni Sessanta in una Firenze alluvionata. È L’angelo del fango di Leonardo Gori. Perfino l’editore romano Fazi accantona per un momento certi teatrini letterari di delirio sessuale e ci propone (e cinque) l’onesto Acque basse di Angelo Cannavacciuolo, napoletano che inscena la discesa più o meno simbolica di un ex cronista di nera nei luoghi oscuri di una città torrida e corrotta. L’editore Aliberti di Reggio Emilia annuncia una gragnuola di gialli scritti a quattro mani da coppie di autori già da tempo in attività (e sei, e sette, e otto e...). La collana è «Due thriller per due autori», due romanzi brevi raccolti in un unico volume. Si comincia con Brivido nero, di Valerio Massimo Manfredi e Franco Mimmi, si prosegue con Giallo in città di Giuseppe Pederiali e Roberto Barbolini. Poi toccherà a Gianni Farinetti e Enrico Buonanno, poi a Maurizio Matrone e Stefano Tura. Altri abbinamenti comprenderanno Danila Comastri Montanari con Giulio Leoni, Loriano Macchiavelli, Massimo Carlotto, Marcello Fois, Sandrone Dazieri, Valerio Evangelisti, Luca Crovi, Carlo Lucarelli...
Quanti giallisti ci sono in Italia? Quanti inquirenti della pagina stampata? Più di quelli reali? Non cominceranno a pestarsi i piedi l’un con l’altro? Magari anche ad ammazzarsi fra loro?
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