Ecco l’identikit dei genitori a pagamento

Il procuratore di Nocera: «Ai trafficanti si rivolge chi è escluso dall’iter dell’adozione, spesso troppo lento»

«È solo la punta di un iceberg. Noi ne peschiamo qualcuno, a volte per caso, ma chissà quante tratte di bambini avvengono nella più completa finta-regolarità». Lo sfogo è di Rocco Cosentino, sostituto di Palmi che ha seguito il caso della neonata venduta qualche giorno fa, al momento della nascita, da una donna calabrese a una coppia di coniugi suoi conterranei. I due sprovveduti sono finiti in carcere, così come la mamma della piccola, la cui bimba aspetta di essere adottata.
Ma il magistrato non si fa illusioni. Di casi come questi ne ha già visti in passato. E l’aggiramento della legge è quasi banale. «È capitato altre volte, sempre con lo stesso sistema collaudato – spiega il magistrato –: la madre partorisce il neonato e al momento della nascita l’uomo che lo vuole acquistare lo riconosce come figlio. Poi scatta la seconda fase: la moglie di quest’ultimo chiede l’adozione del bambino e il gioco è fatto».
Chi si presta a questo falso rischia grosso. «La contestazione è l’alterazione di stato civile e si rischia dai cinque ai quindici anni. Paradossalmente – spiega Cosentino – la violazione della normativa sulle adozioni stabilisce invece pene lievissime: la vendita di bambino, in sé e per sé, comporta un reato meno grave, che non supera i tre anni». Il carcere, però, è assicurato dalla norma sull’alterazione dell’anagrafe per cui scatta l’arresto obbligatorio. Certo, tra attenuanti e fedina penale pulita, questi genitori senza scrupoli sentono solo l’odore del carcere. Poi se ne vanno a casa. Assieme alla loro disperazione.
«Sono spesso coppie di operai, impiegati, che non possono avere figli e che hanno tentato senza successo la strada dell’adozione». Anche Domenico Romano, procuratore della Repubblica di Nocera Inferiore, offre l’identikit delle coppie cacciatrici di figli: «È gente che non vuole fare del male. Purtroppo aggira la legge anche perché adottare un figlio è diventata un'impresa complicatissima. Si deve aspettare un sacco di tempo prima di essere dichiarati idonei e si viene setacciati da psicologi e servizi sociali. Tutto l’iter è farraginoso e lunghissimo. E l’adozione diventa un grande problema di rilievo sociale. Che prima o poi andrà risolto...».
Con queste premesse è facile cadere nelle trappole di gente senza scrupoli. Come nel caso di Luigia Giordano, la mediatrice arrestata ieri e infiltrata in un’associazione di volontariato, che ha tentato di vendere due gemelle a due sorelle entrambe sterili. Una fattucchiera già coinvolta in un altro procedimento nel 2003 per un caso analogo. Che non ha perso il vizio di abbindolare altri mancati genitori. «Abbiamo bloccato la vendita delle due sorelline – spiega il procuratore - perché sono state le coppie coinvolte a denunciare la truffa ai loro danni. La gente spesso rischia il carcere per avere un figlio e a volte gli va bene».
A volte sì e altre no. E il procuratore ricorda un caso capitato sempre a Nocera. «C’era una vera organizzazione a delinquere: le ostetriche facevano nascere i bambini, gli impiegati comunali alteravano lo stato civile del neonato facendolo apparire figlio di qualcun altro».
Insomma, per scoprire bambini venduti bisogna setacciare le anagrafi comunali. E non solo al Sud. Anni fa il caso di Pordenone, una tratta fermata in tempo: le gestanti dell’Europa dell’Est venivano in Italia a partorire, poi disconoscevano i figli in ospedale che venivano riconosciuti allo stato civile da uomini che si spacciavano per padri.