Ecco l’identikit dei nuovi «predatori»

Enrico Lagattolla

Sanno cosa cercare e dove trovarlo, colpiscono in gruppo e con precisione, si muovono con rapidità sul territorio, agiscono con sfrontata ferocia, seminano il terrore tra le vittime. Analogie delle rapine in villa, episodi che si moltiplicano. Con tanto di statistiche del Viminale a fare da sinistra conferma: 257 nel 2003, 317 nel 2004, 166 solo nel primo semestre di quest’anno. Tanti colpi, modalità molto simili. Le regole sono quelle.
Primo, essere organizzati. Bande di tre, quattro o cinque elementi divisi per «ruoli», commando affiancati da gruppi di appoggio, a volte una vera e propria multinazionale del crimine. Albanesi, slavi e italiani che agiscono anche di concerto, spartendosi le regioni più ricche, Lombardia e Veneto in cima alla lista.
Secondo, andare a colpo sicuro. Ovvero scegliere bene le vittime, il che significa che a essere presi di mira sono individui incapaci di difendersi, oppure persone dal conto in banca a sei zeri. E così accade che sabato notte a Noventa di Piave, nel Veneto, due malviventi entrino nella casa di due anziani, li minaccino con un’arma da fuoco e si facciano consegnare tutto quello che avevano in casa: 20mila euro in contanti, oltre a un grosso quantitativo di oggetti preziosi. Di contro, quando in casa è nascosto un piccolo tesoro, si cerca direttamente il «forziere». Com’è successo nei giorni scorsi al calciatore del Milan Clarence Seedorf. I banditi sono entrati nella sua villa, e hanno ripulito la cassetta di sicurezza. Totale, 110mila euro in meno nelle tasche dell’atleta.
Terzo, essere rapidi. Colpire veloci per colpire di più. Irruzioni armate, razzie «lampo», furti che durano anche meno di un’ora. In una notte, di furti se ne possono fare più d’uno. Come accade il 10 gennaio di quest’anno. A distanza di poco meno di tre ore, una banda di quattro malviventi colpisce due imprenditori di Ceresara e Canneto, due centri dell’Alto Mantovano. Perché quando un bottino è magro, due o tre lo sono di meno.
Quarto, spaventare con la violenza. Il tratto che più accomuna questi episodi. Armi da fuoco, lame, spranghe, bastoni o chiavi inglesi. L’importante è atterrire le vittime per renderle «docili». Così è capitato a una famiglia di Aicurzio, in provincia di Milano, selvaggiamente aggredita da quattro banditi. Due ore di «arancia meccanica». «Diteci dov’è la cassaforte». Nessuna risposta. E allora avanti con le sevizie. Si sono fermati solo dopo aver ridotto l’uomo in fin di vita, sfigurato il volto della donna e rotto a calci una caviglia al ragazzo. Dov’era il denaro non potevano dirlo. La cassaforte non c’era.