«Ecco l’Isola che non c’era: più verde e spazi per eventi»

«Progetto la città di domani con gli occhi dei miei figli»

«Vorrei tanto andare in letargo e risvegliarmi quando sarà tutto finito. Quando i cantieri saranno finalmente chiusi e Milano avrà un’altra faccia». Paolo Ligresti, 38 anni da pochi giorni, da presidente di Immobiliare Lombarda partecipa al mega progetto Garibaldi-Repubblica.
Ligresti, ma perché Milano ha bisogno di un’altra faccia?
«Perché oggi ci sono intere aree degradate e abbandonate. Ed è incredibile che lo siano state per decenni e in pieno centro città».
Vuol dire che un progetto come Garibaldi-Repubblica porterà cemento, ma migliorerà la vivibilità della zona?
«Sicuramente. Oggi all’Isola c’è un parco dove dopo le quattro del pomeriggio sfido chiunque ad avventurarsi».
E invece?
«Ristrutturare significa guardare a esperienze di tipo americano o svizzero dove si costruisce utilizzando nuove tecnologie di basso impatto ambientale e attente alla qualità della vita».
In concreto?
«Portare del verde lì dove oggi il verde è praticamente inesistente».
Siete dei benefattori?
«Fare del verde per chi andrà ad abitare i nuovi palazzi, significa farlo anche per gli abitanti del quartiere. E per tutta la città».
Cosa vuol dire in concreto?
«Che i padiglioni dedicati alle esposizioni e il parco lì davanti potranno essere utilizzati per grandi eventi. Un grande festival del cinema o una festa della birra. Manifestazioni diverse come già succede nelle grandi città europee. L’importante è che la città viva. Anche di notte. Solo così si combatte il degrado».
Sul verde che arriverà, all’Isola non tutti sono d’accordo.
«In troppi parlano per sentito dire e qualcuno gioca un po’ sporco nel tentativo di mettere in cattiva luce imprenditori che stanno impiegando tempo e denaro in un intervento importante per la città».
Si è detto che lei e Catella siete giovani, perché la vostra ricetta dovrebbe essere la migliore?
«Abbiamo figli piccoli, cerchiamo di progettare guardando la Milano futura con i loro occhi, con gli occhi dei bambini».
Perché a Milano in questi anni tanti nuovi cantieri?
«È cambiata la mentalità dell’amministrazione, oggi c’è una mentalità più aperta. Finalmente si è capito che Milano era rimasta indietro».
L’appuntamento per il risveglio?
«Credo che più o meno tutti i progetti partiti termineranno per il 2014».