Ecco l’Italia che si deve vergognare

Carlo Giovanardi*

Vergognarsi, vergognarsi, vergognarsi: tre volte come italiani per quello che il caso Potenza ci mostra dell'Italia.
Vergognarsi per il quadro desolante che emerge, guardando dal buco della serratura, dei comportamenti di certa classe politica e di certa società civile, una mancanza di stile che tanto più impressiona quanto più è riferibile a persone, che si portano dietro anche nel nome, la storia di Italia. Basta pensare a quanti ufficiali e soldati della Brigata Sassari si sono coperti di gloria, e sono morti, sul Carso e sull’Altipiano, balzando dalle trincee al grido Savoia, per misurare ad esempio quanto miserabili e sguaiati siano i giudizi dell'ultimo principe di Savoia nei confronti dei sardi.
Vergognarsi per il turpiloquio esibito, le frasi estrapolate dai contesti, le freddure e le battute definite dai magistrati «oggettivamente raccapriccianti», carpite in centinaia di ore di intercettazioni telefoniche, date in pasto all’opinione pubblica in una scandalosa violazione del diritto di ogni cittadino alla sua riservatezza ed al rispetto della sua vita privata.
Ai moralisti che si sono scatenati in questi giorni - vedi l’Unità che si è scagliata con titolo in prima pagina contro il precedente governo bollandolo di immoralità - ricordo il motto evangelico «chi è senza peccato scagli la prima pietra», sfidando chiunque a giurare che mai si è lasciato andare in colloqui privati ad espressioni che una volta si chiamavano da caserma o goliardiche. Il vero problema è che a qualcuno in questo Paese capita per anni di essere spiato ed intercettato, ad altri più fortunati no: e a decidere che finirà in pasto ai lettori affamati di risvolti morbosi sarà qualche procura di provincia specialista in indagini di respiro cosmico.
Vergognarsi infine perché in questo polverone non si capisce se l’intervento dei magistrati è finalizzato a colpire reati realmente consumati o a criminalizzare comportamenti immorali o disinvolti con tanto di giudizi lombrosiani sugli imputati. Alcuni dei quali nel frattempo, trascinati in carcere nella notte e giustiziati sulle prime pagine dei media, hanno già subito il massimo della pena che un innocente o un colpevole possa ricevere: la distruzione della loro personalità.
E quando, come già accaduto troppe volte, e si profila anche questa volta, di penalmente rilevante resterà poco o nulla, chi risarcirà l'Italia dall'ennesima figuraccia davanti alla quale qualunque persona di buonsenso è incerta se mettersi a ridere o a piangere?
*deputato Udc