Ecco l’ultima degli ambientalisti: suonerie con animali in estinzione

«Prendi il fucile il fucile. Lo senti anche tu? È il verso del leone... ». «Macché leone e leone, questa è la suoneria del mio cellulare». Sembra una gag, ma è molto più reale di quanto si immagini.
La «moda», partita dagli Usa, è destinata infatti a «trillare» sui telefonini di mezzo mondo; squilli accomunati da un unico filo conduttore: la «voce» di animali in via d’estinzione. Una trovata davvero bestiale ideata da un gruppo ambientalista americano per finanziare «un programma di ripopolamento delle specie a rischio». Animali certo, ma anche «suoni naturali» provenienti da zone del globo dove quel cattivone dell’uomo «sta minando l’integrità di flora e fauna».
Un repertorio di suoni incontaminati che comprende note provenienti da habitat nelle più diverse parti del mondo: dalla Siberia alle Alpi francesi, da Manitoba al Brasile. Una specie di Eden sonoro messo a disposizione dal «Centro per la diversità biologica», un gruppo ecologista dell’Arizona. L’iniziativa è finita sulla prima pagina del New York Times e così la suoneria paradisiaca è diventata un vero status symbol. Altro che le suonerie kitsch in voga in Italia: quelle, tanto, tanto per intenderci, dove cantano gli animali più disparati lanciando «simpatici» messaggini musicali. Nel caso invece dei driiiiin ambientalisti i versi sono tutti rigorosamente doc, nessun taroccamento.
Intanto sono già 200.000 le persone che hanno scaricato gratuitamente i suoni emessi dagli animali delle specie in estinzione per i propri telefonini. La balena killer e il lupo grigio del Messico sono attualmente al primo e al secondo posto in questa particolare hit parade delle suonerie più ricercate; in ottima posizione anche tigri, rinoceronti, elefanti e panda.
Spiega il New York Times: «Jon Slaght, un candidato al Ph.D. in Conservazione delle specie all’università del Minnesota, ha trascorso molte giornate camminando con fatica con un registratore nelle terre estreme della Russia orientale, con temperature di -30 gradi, non solo per catturare il verso del gufo più grande del mondo, il gufo pesce del Blakiston, ma anche il pianto molto meno melodioso della sua prole»; ed è proprio questo suono che ora lo chiama al telefono: «Un po’ imbarazzante quando sono in un luogo pubblico», ha ammesso Slaght».
Curiosa l’avventura capitata a Grace Matthews, una studentessa 19enne del corso di laurea in Scienze biologiche all’università inglese di Birmingham: «La scorsa settimana stavo sciando nelle Alpi francesi, quando sono finita in un un dirupo. A questo punto sono stata spaventata dall’ululato di un lupo. Solo dopo mi sono ricordata che era la nuova suoneria del mio cellulare».
Raggiante il presidente del Wwf Fulco Pratesi: «Mi auguro che una parte del ricavato di questa campagna possa andare a finanziare la ricerca per la conservazione delle specie rare. Se invece è solo una moda, per la quale si vanno a disturbare razze in via di estinzione, sarebbe meglio lasciar perdere».
Ecco, lasciamo perdere...