«Ecco l’ultimo trucchetto dell’Unione»

Marianna Bartoccelli

da Roma

Non si tratta di «cavilli regolamentari», come qualcuno della maggioranza ha sostenuto. «Ma - spiega Elio Vito, capogruppo di Fi - abbiamo svelato come, con trucchetti regolamentari, la maggioranza guadagna i voti necessari con maggiore facilità». Così è successo nella tornata finale della seduta fiume durante la quale si è approvata, con la settima fiducia, la manovrina economica. L’improvvisa «missione» infatti di ben 47 membri del governo ha garantito che si abbassasse il numero legale che da 307 è passato a 278, con evidente vantaggio per la maggioranza nel voto finale. «Per carità la legge sarebbe passata lo stesso alla fine - spiega Elio Vito - ma con molte più difficoltà e qualche brutta figura in più, se il numero legale fosse rimasto quello definito il giorno prima ad inizio di seduta e cioè 307, quando i tanti componenti del governo messi in missione, sono improvvisamente ricomparsi in aula». Quella delle missioni è una storia antica nei lavori d’aula, e ad inizio di seduta infatti viene data lettura della lunga litania dei parlamentari in missione. Parolina magica che consente di aumentare o diminuire il numero legale dell’aula.
La vicenda è stata denunziata da Elio Vito con una lunga lettera al «deputato presidente Bertinotti» e al Segretario Generale della Camera, Ugo Zampetti. «Egregio Deputato Fausto Bertinotti - inizia la lettera - come ha potuto verificare, il richiamo al regolamento effettuato ieri in aula dall’onorevole Antonio Leone, vicepresidente Vicario del nostro gruppo, in ordine al fatto che durante la seduta fiume, nella mattinata di giovedì 3 agosto, i membri del Governo siano stati nuovamente messi in missione, abbassando notevolmente il numero legale, ha finito per assumere aspetti “sostanziali”». Vito spiega così come «nel momento in cui l’Assemblea ha deliberato la seduta fiume, il pomeriggio di mercoledì 2 agosto, il numero legale era di 307 deputati, un numero di presenti che, come era facilmente prevedibile, la maggioranza non ha raggiunto nella votazione finale del decreto-legge, quando i voti favorevoli sono stati solo 278 (con il numero legale che però era stato nel frattempo ridotto a 277 deputati!)».
La protesta «cavillosa» fatta in aula dal capogruppo azzurro a Montecitorio ha avuto sul presidente della Camera l’effetto di rimettere la questione alla Giunta per il regolamento e garantire che ad apertura dei lavori di Settembre la vicenda verrà esaminata. «Come vede - conclude Elio Vito - le questioni regolamentari finiscono sempre per avere nell’attività parlamentare conseguenze politiche».