Ecco l'americano Mr. Red Sox l’uomo che sogna in giallorosso

L'imprenditore Thomas Richard DiBenedetto vuole acquistare la Roma. Ha un passato da giocatore di football e dirigente di baseball

C'è un'azione tipica nel baseball, denominata "hit and run" (batti e corri), in cui il battitore incontra con violenza la pallina e cerca contemporaneamente di far correre il compagno sulle basi. Una giocata speciale, un "semaforo verde" dettato dal manager che potrebbe decidere le sorti del match. Un po' come successo a Thomas DiBenedetto e alla cordata di investitori statunitensi da lui stesso capitanata che ha ottenuto il via libera a trattare in esclusiva l'acquisto della Roma. Tempi brevi per chiudere il "deal", come fosse un fuoricampo che ti permette di girare velocemente i quattro angoli del diamante.

La scelta non poteva che cadere sul quotato businessman nato 61 anni fa a Boston, ma sangue abruzzese nelle vene, con la passione dello sport. Calcio, ma soprattutto baseball. Lo chiamano Mister Red Sox. Perché lui delle mitiche calze rosse, che quest'anno festeggeranno il centenario, è uno dei tredici partner: nel 2001 la New England Sport Ventures, la società di cui è socio insieme a John Henry (attuale proprietario dei Boston) e Tom Werner, e che lo scorso ottobre ha acquisito per 476 milioni di dollari anche il Liverpool, assunse infatti il controllo dello storico club di baseball. Ma di quella squadra DiBenedetto è anche uno dei più accaniti sostenitori, di quelli che si riuniscono sotto il nome di «Red Sox Nation». Dopo aver giocato a football alla fine degli anni '60 al Trinity College di Hartford nel Connecticut, il baseball è entrato prepotentemente nella sua vita. È stato lui stesso a raccontare che all'età di 10 anni pianse al Fenway Park, la «casa dei Red Sox», quando vide battere un fuoricampo a Ted Williams, indimenticato campione, nell'ultimo turno di battuta della sua carriera.

E quando Tom e Linda si sposarono nel settembre dell'83 decisero di fare una luna di miele lì intorno nel New England, per poter essere di ritorno il sabato e la domenica conclusivi della stagione agonistica.
Un tifoso doc. Cresciuto ad Everett, vicino Boston, prendeva la metro per raggiungere il Fenway Park, quello che lui considera una cattedrale: completamente dipinto di verde, è datato 1912, ed è il più vecchio stadio di baseball d'America. «I Red Sox sono una passione che dura tutta la vita», spiega il businessman che oggi fa la spola tra il Massachusetts e la Florida, dove è nato Thomas DiBenedetto jr, uno dei suoi cinque figli che è stato scelto dall'organizzazione dei Red Sox nel 2008 ed assegnato alle leghe minori per poter farsi le ossa nel grande baseball. Con Boston però c’è un feeling del tutto particolare, vista la presenza di una folta comunità italiana, stipata principalmente nel quartiere del North End. Uno dei paisà più noti è Larry Lucchino, presidente e amministratore delegato dei Red Sox. Un altro è Terry Francona, l'allenatore della squadra, l'uomo che ha riportato il titolo nazionale in Massachusetts dopo ben 86 anni di assenza. E c’è un altro Thomas (Menino), sempre di origine italiane, che a Boston siede in un posto importante, essendo il sindaco della città.

Adesso, per chiudere con la Roma (club, marchio e facilities) si attende solo la firma. Il progetto prevede importanti obiettivi di fatturato che passano necessariamente attraverso un piano di rilancio in grande stile basato sul merchandising, sul brand e su un nuovo stadio. Cose che riescono bene a DiBenedetto e soci. Basti pensare proprio ai Red Sox. Durante la stagione regolare 2010, sono stati tra i 10 club con la più alta affluenza di pubblico (oltre 3 milioni di spettatori). E anche se non sono entrati nei play-off, i Boston hanno allungato la striscia del Fenway tutto esaurito a 631 partite, partendo dal 15 maggio 2003.