Ecco l'atroce dilemma del teologo: "Mi si nota di più se vado o resto?"

Melina del teologo "a un passo dall'addio" a Mondadori. Rimarrà. E in tasca ha la direzione di una collana per Fazi. In novembre esce per Segrate il trattatello "Piccola guida dei perplessi"

Il prossimo libro di Vito Mancuso si intitola Piccola guida dei perplessi e uscirà a novembre per Mondadori, collana Strade Blu. Il copertinario lo descrive così: «Chi, per essere strenuamente fedele alla tradizione della Chiesa, si rifuta di evolvere, finisce nell’infedeltà all’autentica logica evangelica. Solo cambiando il cristianesimo può tornare a essere Vangelo cioè una buona notizia. Oggi più che mai “bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini”, e Dio è molto al di là della dottrina stabilita dalla Chiesa». Antidogmatico o «eretico»? Non è questo il punto. Piuttosto tutti si chiedono: il trattato uscirà per Mondadori nonostante i dubbi sull’operato in materia fiscale dell’editore espressi sabato scorso in un articolo su Repubblica? Pare proprio di sì. Sul Corriere della sera Mancuso dichiarava ieri di non sapere cosa fare e ribadiva di conoscere la posta in gioco: «Un rapporto professionale con persone competenti a cui voglio bene, la più importante casa editrice italiana, in cui sono entrato con fatica e che mi onora mettendomi nel suo catalogo». Contemporaneamente però scriveva su Repubblica di ritenere insufficienti le risposte di Segrate, e di sentirsi «a un passo dall’addio». Il passo però al momento non lo fa, come spiega ora al Giornale: «Non ho intenzione di decidere su due piedi, ci sono di mezzo le emozioni, voglio ragionarci su. A meno che non vi sia qualche imprevisto». E poi «c’è anche il libro ormai fatto, poi vedremo».

Nel frattempo aspetta di conoscere l’opinione delle altre firme di Repubblica in affari con Mondadori, convocate davanti al «tribunale interiore» col quale «non si può venire a patti». Molti «collaborazionisti» di Segrate hanno un libro in uscita. Gabriele Romagnoli ha pronto il romanzo Un tuffo nella luce. Saggi in dirittura d’arrivo per Corrado Augias (I segreti del Vaticano), Mario Pirani (Poteva andare peggio), Pietro Citati (Leopardi), Piergiorgio Odifreddi (Fate tutti un po’ di spazio), Antonio Monda (Conversazioni con Ennio), Vittorio Zucconi (Diventare adulti è facoltativo), Federico Rampini (Occidente estremo), Nadia Fusini (Di vita si muore), Stefano Bartezzaghi (Non nominare il nome di Dio in bagno). Per loro urge decisione in tempi rapidi. Poi ci sono gli autori in stand by, quelli che hanno già timbrato il cartellino dell’annuale titolo «imperdibile», come Roberto Saviano, Michela Marzano, Eugenio Scalfari, Gustavo Zagrebelsky, Adriano Prosperi. Ci pensino su. L’opinione più interessante è comunque quella dell’autore Mondadori (collana Strade Blu) Carlo De Benedetti il quale nel 2008 mandò in libreria Centomila punture di spillo. Come l'Italia può tornare a correre (con Rampini e Francesco Daveri). Una parata di nomi (a cui potremmo aggiungere Massimo D’Alema, Walter Veltroni, Concita De Gregorio e infiniti altri antiberlusconiani) che la dice lunga sulla natura di impresa liberale della Mondadori, obbediente al mercato e non alla politica. «Particolare» sul quale i critici di Segrate glissano volentieri e che il «tributarista e teologo» (copyright Giuliano Ferrara) nemmeno prende in considerazione.

Vito Mancuso, nato nel 1962, insegna Teologia presso la Facoltà di Filosofia dell’Università Vita-Salute San Raffaele. Diventa noto al grande pubblico col libro L’anima e il suo destino (Cortina, 2007) oltre 120 mila copie vendute a sorpresa. Nel gennaio 2008 inizia a collaborare col Foglio di Giuliano Ferrara, che ieri lo ha duramente criticato: «In quel Paese delle Meraviglie che è per lui la militanza etico-politica, abbracciata di fresco la collaborazione con Repubblica, Vito Mancuso è diventato un contabile della propria coscienza, che misura e quantifica sul piano morale con il tassametro fiscale della Mondadori». Nel 2009 pubblica la Disputa su Dio con Corrado Augias. Un bestseller infangato da un caso clamoroso di plagio: il coautore preleva di peso le sue conclusioni da un libro appena edito in Italia da Adelphi, La creazione di Edward O. Wilson. Figuraccia colossale. Mancuso, incolpevole e furibondo, si dissocia da Augias ma non al punto da interrompere le presentazioni. Anche con Corrado si fermò a «un passo dall’addio». Nel 2009 invece dice addio al Foglio e passa a Repubblica. Nello stesso anno esce La vita autentica (ancora presso Cortina): il saggio parte in sordina ma settimana dopo settimana consolida la sua posizione in classifica e supera le centomila copie.

Editori storici di Mancuso sono Cortina e Mondadori. Recente è il rapporto, subito consolidatosi, con Fazi. Proprio Elido Fazi chiede a Mancuso di prefare il toccante e delicato Scendo. Buon proseguimento di Cesarina Vighy, l’autrice malata di Sla morta all’inizio di maggio. Incarico accettato con entusiasmo. Nasce un’amicizia e anche una nuova collana diretta da Mancuso stesso: «Campo dei fiori» (in omaggio a Giordano Bruno, che in quella piazza di Roma fu arso vivo) sarà «un luogo di libera ricerca spirituale, aperto al dialogo interreligioso». I primi titoli usciranno nel 2011. Ci saranno contemporanei come Hans Küng, John Hick, Paul Knitter, Yves Raguin, Richard Kearney, classici come Marco Aurelio e Pico della Mirandola, riscoperte come Albert Schweitzer e Alfred N. Whitehead.
Vista la situazione il teologo, guida dei perplessi, può decidere in tutta tranquillità. Fare il fatidico passo e dire addio alla Mondadori non sarà un salto nel vuoto. Un ampio paracadute comunque non gli manca. E poi ha fatto un figurone come antiberlusconiano doc.