Ecco la lettera segreta intercettata a Bersani

Il leader del Pd lancia un appello: molliamo procure, Cei e indignati e facciamo proposte. Realtà o fantapolitica?

è arrivata in busta chiusa questa lettera riservata di Pier Luigi Bersani ai suoi.Non pos­­so garantirne l’autenticità, ma è in­teressante. Ecco il testo.
«Cari compagni e amici del Pd, Berlusconi la maggio­ranza assoluta della Camera l’ha confermata. I giornali ci tengono bordone e parlano di vittoria di Pirro. In effetti se Berlusconi non fa qualcosa di serio per riprende­re in mano il governo e la maggio­ranza, con una svolta decisionista dopo i tanti mesi in cui l’abbiamo obbligato alla paralisi e alla strate­gia difensiva, si troverà di nuovo nei guai tra non molto. Ma noi che facciamo? I radicali saranno an­che “stronzi”, come dice la presi­dente del partito, ma loro hanno ri­sposto che siamo “mediocri” e “buoni a nulla”, un insulto-dicia­mocelo senza ipocrisia - più fic­cante e preciso del nostro. Berlu­sconi sembra ormai un difensore delle istituzioni e del regolare svol­gimento della vita politica in tem­po di crisi, sembra un leader asse­d­iato da una canea propagandisti­ca incapace di dare una qualun­que prospettiva al Paese. Fossero riusciti i nostri agguati,con l’aiuto di tante Procure in mezza Italia, dei potenti e suggestivi mezzi del gruppo Espresso-Repubblica, for­se oggi saremmo in grado di parla­re di Berlusconi al passato, il che sarebbe comunque un risultato, anche se mi tremano le vene dei polsi a pensare che cosa poi do­vremmo fare. Gli indignados? Ma via, compagni, lo sapete meglio di me che quelli sono movimenti “spintanei”, vanno a spinta, una volta sono viola e un’altra sono spagnoli, ma sempre roba scom­biccherata e cieca restano, e oltre tutto lavorano per quel piccolo de­magogo di Vendola, per quel trombone di magistrato entrato in politica che ci portiamo appres­so.

E allora che facciamo? Casini ci mena per il naso, eppoi sebbene la gerarchia cattolica faccia il suo solito salto della quaglia, con tanti a reggere la tonaca imbizzarrita, alla fine è una cosa embrionale, quelli seri non ci stanno a fare una rivoluzione bianca contro il cen­trodestra, e quanto ai programmi, alle idee e ai valori, lo sapete come lo so io, nessuno è più lontano da noi dei preti veri, non i pretini che predicano la questione sociale: c’è un Papa che si chiama Ratzin­ge­r e non molla un centimetro sul­le cose non negoziabili, i cosiddet­ti valori. Lavorare per gli indigna­dos, per Casini o per i pretini non mi sembra una grandissima solu­zione. D’accordo? Certo, siamo procuredipendenti, Repubblica­dipendenti (nel senso del giorna­le e dei suoi scrittori paracalvinisti che hanno in mente un’Italia che non c’è,la dittatura della virtù e al­tre follie lontane dalla nostra cul­tura). Siamo anche dipendenti, or­mai, dal salottone della City di Londra e da quei gregari dei gior­nali stranieri che non capiscono un tubo dell’Italia vera, e intona­n­o con me continue richieste di dimissioni. Ma è roba buona a crea­re un’atmosfera, sappiamo tutti che contano un’acca quanto al­l’orientamento effettivo sia delle cancellerie europee e mondiali, che alla fine i conti li fanno con il capo del governo in carica, sia al modo di vedere le cose dei cittadi­ni di questo Paese. Ma prima o poi bisognerà che ci inventiamo una politica, non credete, cari compa­gni?

Ho una proposta. Siamo il pri­mo partito nei sondaggi, siamo do­minatori in Parlamento nell’area dell’opposizione. Possiamo tutto sommato riprendere almeno in parte il controllo del partito e del­la Cgil, e siamo nati per costruire un orizzonte riformista, non la caciara attuale, inconcludente co­m’è. Tanta gente, ma proprio tan­ta, spera che noi siamo capaci di proporre una cosa migliore di quella che propone Berlusconi e fa Berlusconi, un governo e un programma di alternativa fondato su fatti e cifre, su idee e forze capaci di realizzarle. Che ne dite se man­diamo affanculo tutti questi depi­statori che ci hanno obbligato a fa­re politica come una setta di indi­gnati speciali, e proclamiamo aperta una fase di lotta per vincere le elezioni del 2013, difendere gli interessi nazionali, farla finita con la politica dell’origliamento e del processo giudiziario come sostitu­to del consenso?

Che ne dite se cavalchiamo il re­ferendum per con­solidare il bipo­larismo di cui siamo coprotagoni­sti assoluti, magari con Berlusco­ni che lo fa pure lui, e aspettiamo con pazienza, ma preparandoci con grinta, la fine della legislatu­ra?

Datemi un segno, ma già so che siete d’accordo, che non ce la fate più a fiancheggiare le mosche coc­chiere, ronzanti e fastidiose, che hanno fatto della carrozza del Pd la succursale di mille avventure. Un saluto fraterno. Pier Luigi Ber­sani».