Ecco le lettere inedite scritte in carcere da Agca

«Nel 1983 la Chiesa mi offrì 51 milioni di dollari perché mi convertissi»

Marta Ottaviani

da Istanbul

«I consigli del Messia Ali Agca». È questo il titolo con cui è uscito in edicola ieri Hurriyet, il più autorevole quotidiano turco. Un'inchiesta del giornalista Ugur Dündar, che da anni segue i gruppi terroristici che operano nel Paese, ha portato alla pubblicazione di alcune lettere inedite, scritte dall'ex lupo grigio in turco, inglese e italiano fra il luglio e il settembre del 2000. Lo stesso autore dell'articolo li ha definiti «fogli pieni di parole deliranti» per le rivelazioni che contengono.
Caro amico ti scrivo
Le lettere sono indirizzate a Senkal Atasagun, ex capo del servizio segreto turco Mit, da sempre sospettato di avere forti legami con i lupi grigi e altre organizzazioni terroristiche della destra fondamentalista.
«Prenderò Bin Laden»
Uno dei passaggi più deliranti riguarda la proposta di Agca di entrare nell'organizzazione di Al Qaida e uccidere Osama Bin Laden. «Ti consiglio vivamente - scrive l'ex lupo grigio - di andare subito a Washington a parlare con la Cia. Se mi libererete potrò andare da solo in Afghanistan ed entrare in Al Qaida. Poi prenderò Osama Bin Laden. Gli americani ci hanno regalato Abdullah Ocalan, noi gli gli daremo Bin Laden. Se diventassi un eroe per gli americani, per la Turchia sarebbe molto utile». Agca parla anche dei 5 milioni di dollari che a quel tempo pendevano sulla testa del fondatore di Al Qaida, affermando di volerli devolvere «ai fratelli turchi che sono stati colpiti dal terremoto del 1999. Io odio il terrorismo e questa missione storica voglio essere io a compierla». Nella stessa lettera rivela che nel 1980 aveva anche pronto un piano per uccidere l'ex presidente siriano Hafez Hassad.
«Sono io il Messia»
Le rivelazioni di Agca toccano anche lo storico incontro con il Papa del 27 dicembre 1983 nel carcere di Rebibbia «Quando Giovanni Paolo II venne a trovarmi in carcere gli dissi chiaramente che sono io il vero Messia, che la fine del mondo era vicina e che io ero l'unico che aveva diritto di annunciarlo. Lui mi fissò negli occhi e mi rispose: «Fratello fai come vuoi».
Avvertimento al Vaticano
Le espressioni più violente nelle lettere di Agca sono quelle dedicate al Vaticano. Secondo quanto scrive l'ex lupo grigio, la lotta fra lui e il Vaticano rappresenta l'avvenimento più importante nella storia dell'umanità. «Non sono un usurpatore, ho consacrato la mia vita e mi sono sacrificato per la lotta contro il Vaticano e l'amore dei nostri più grandi ideali». Arriva poi una delle parti più scioccanti, ossia la «tentata corruzione» da parte della Chiesa Cattolica. «Nel 1983 - continua Agca - il Vaticano mi offrì 51 milioni di dollari per la mia conversione. Ma piuttosto che essere un re in Vaticano preferisco essere una scimmia in una foresta africana. Al Vaticano dico che deve dichiarare il Terzo Segreto di Fatima. Ci sarà un 13 maggio in cui tornerò in San Pietro». Non mancano i riferimenti storici. Scrive ancora Agca: «Nel 453 il vaticano ha fermato Attila con una prostituta, ma mille anni dopo (ossia il 29 maggio 1453, giorno della caduta di Costantinopoli ndr), hanno imparato una lezione diversa.
I sequestri Orlandi e Gregori
In una lettera datata 9 agosto Agca parla anche del rapimento di Emanuela Orlandi, rapita a Roma il 22 giugno 1983. L'ex terrorista sostiene che venne sequestrata per cercare di ottenere la sua liberazione. Secondo la sua versione gli autori furono Abdullah Çatli, militante di estrema destra e grande amico di Ali Agca, e i servizi segreti bulgari. La stessa sorte toccò a Mirella Gregori, sparita il 7 maggio 1983 sempre a Roma. Secondo la versione di Agca le due ragazze sarebbero state condotte segretamente nel Liechtenstein.
«Prodi mi ha minacciato»
Il ciclone di rivelazioni delle lettere di Agca coinvolge anche niente meno che Romano Prodi. Scrive l'ex terrorista, nella lettera datata 23 agosto 2000: «Nell'aprile del 1997 lasciai intendere che avrei raccontato tutti i segreti non solo sul Vaticano, ma anche sui testimoni di Geova e sui Protestanti. Romano Prodi (allora presidente del Consiglio ndr) mi mandò a dire che, anche se ero il Messia, mi avrebbe ucciso e rispedito il mio corpo in Turchia».
Adesso forse si comincia a comprendere perché, due giorni fa, i medici abbiano deciso di dichiararlo non idoneo per il servizio militare.