Ecco le letture di Kafka. Ricostruita la sua biblioteca

Nel quartiere ebraico a Praga sta per nascere un nuovo centro culturale dedicato a Franz Kafka (1883-1924), il grande scrittore ceco di lingua tedesca. La casetta a un piano in via Siroka, costruita al passaggio dal XIX e XX secolo, ospiterà, dopo un’accurata ristrutturazione, la ricostruzione della biblioteca privata di Kafka, portata a Praga dalla Germania nel 2002. Il progetto è nato a cura della «Società Franz Kafka», che a maggio del 2002 ha ottenuto la biblioteca come regalo dalla Porsche. Per la ricostruzione della biblioteca di Franz Kafka la casa automobilistica ha pagato 130mila euro a Herbert Blank, uno dei più riconosciuti antiquari di Stoccarda. Blank - insieme con un altro antiquario di Stoccarda, Horst Brandstaetter, e in collaborazione con altri specialisti kafkiani di tutto il mondo - ha messo insieme 901 titoli, in edizione identica a quella dei libri e dei periodici che Kafka leggeva durante la sua vita e che sono contenuti nell’originale della sua biblioteca, custodita tutt’oggi all’Università di Wuppertal in Germania. «La biblioteca è interessante non solo per i ricercatori, ma anche per i visitatori che potranno vedere tutti i libri e periodici letti e studiati da Franz Kafka; pochi sanno per esempio che Kafka era un lettore appassionato delle biografie dei pittori e dei libri di viaggio», ha detto la direttrice del Centro Franz Kafka Marketa Malisova. Oltre alle opere dei classici tedeschi, cechi e mondiali, alle memorie e opere filosofiche e alle opere scritte in tedesco dai contemporanei di Kafka, la biblioteca conterrà le preziosi prime edizioni delle opere di Kafka, pubblicate ancora durante la sua vita o redatte dal suo amico Max Brod dopo la sua morte. Dopo la morte di Kafka sua sorella, Ottla, prese cura della sua biblioteca privata. Quando durante la seconda guerra Ottla fu deportata nel campo di concentramento di Terezin, la polizia nazista Gestapo trasferì la biblioteca in uno dei depositi nazisti nella Città Vecchia di Praga. Fortunatamente in questo deposito lavorò lo scrittore tedesco H.G. Adler che, sulla base delle dediche contenute in alcuni titoli, riconobbe l’origine dei libri. Solo per il suo merito i circa mille titoli furono conservati nel loro insieme.