Ecco come l'euro ha bruciato tutte le lire degli italiani

Dieci anni sotto la lente: da risparmiatori a indebitati. Peggio di tutte stanno le famiglie in provincia di Roma

Per proporti un prestito ti chiamano a casa. Anche dopo cena. Sfuggire è impossibile, a meno di non staccare il telefono. Poi però prendi la metro e scopri vagoni tappezzati dalla pubblicità del bassotto che rateizza. La stessa che senti alla radio e leggi sui giornali. Ti martellano perché sanno che prima o poi cedi, manca il liquido. Eravamo avidi risparmiatori, ci stiamo indebitando a ritmi record. E indovinate da quando? Dall’introduzione dell’euro, da quel maledetto gennaio 2002 e dall’allegra conversione con la lira. La pizza a dieci euro e altre invenzioni hanno fatto danni irreversibili a chi una volta poteva permettersi il lusso di essere tirchio. Dunque, dal 2001 il debito è cresciuto del 131 per cento, logico quando si comincia ad attingere regolarmente al gruzzolo in banca senza mettere da parte più nulla.

L’ultimo (inquietante) dato sul debito medio delle famiglie italiane, a fine 2010, è attestato a 19mila euro. Un ammanco medio cresciuto di 3.200 euro in un solo anno: un nuovo plasma in accadì da 52 pollici sul groppone a testa. A pesare i classici mutui per la casa, ma anche tanto credito al consumo, il più pericoloso, il piccolo prestito che diventa grande per le rate. L’indagine è della Cgia di Mestre che già lo scorso marzo aveva fatto notare come il costo della vita sia aumentato in maniera abnorme negli ultimi dieci anni. Guarda caso.

Riassumendo, rispetto al dicembre 2009 l’indebitamento medio nazionale è cresciuto in termini assoluti di 3.268 euro, segno che gli effetti della crisi si fanno sentire, eccome, sui bilanci delle famiglie. A livello provinciale le difficoltà maggiori sono a carico delle famiglie della provincia di Roma (debito pari a 27.727 euro), ma gli ormai cinque milioni di residenti di Roma e hinterland fanno storia a sè non solo economicamente. Come fa storia a sé la Sardegna, regione assai virtuosa da questo punto di vista. Roma è seguita dall’onnipresente (in questa classifica) provincia di Lodi (27.479) e da Milano (27.241). Al quarto posto c’è la provincia di Prato (25.912), al quinto Varese (25.085) e al sesto Como (24.608). Il record della crescita del debito delle famiglie, tra l’1 gennaio 2002 e il 31 dicembre 2010, appartiene però alla provincia di Taranto (+197,8%). Seguono Caserta (+186,2%), Napoli (+184,3%) e Chieti (+177,3%). Chiude la classifica la provincia di Bolzano, con il +60%.

«Tendenzialmente la maggiore incidenza del debito sul reddito la ritroviamo tra i nuclei famigliari con possibilità economiche medio-basse - sostiene Giuseppe Bortolussi, segretario della Cgia di Mestre -. È chiaro che col perdurare della crisi economica questa situazione non tende certo a migliorare, non dimentichiamo che in Italia esiste un ampio mercato del prestito informale che non transita per i canali ufficiali. Comunque con la contrazione dei prestiti effettuati dalle banche in questi ultimi anni ho l’impressione che questo fenomeno sia in espansione, con il pericolo che la piaga dell’usura si diffonda sempre di più e non solo nel Mezzogiorno». Piove sul bagnato.