Ecco la manovra da 35 miliardi Tagli su pensioni, sanità e statali

Gian Battista Bozzo

da Roma

Nonostante il caldo, la temperatura dei conti pubblici continua a scendere. Non soltanto quella del deficit che, secondo il Dpef approvato ieri dal governo, a fine 2006 toccherà il 4% (cifra molto inferiore al 4,6% indicato dalla commissione Faini); anche il rapporto debito-Pil migliora al 107,7 contro il 108,3% stimato dalla stessa commissione. L’allarme sui conti di quest’anno appare dunque infondato. E tuttavia la manovra che il Dpef postula per l’anno prossimo è «ambiziosa e di grande portata», dice il ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa. L’impatto per il 2007 è di 35 miliardi di euro, 20 per per la riduzione del disavanzo al 2,8% e 15 miliardi per finanziare lo sviluppo. I tagli di spesa riguarderanno i 4 grandi settori: previdenza, sanità, pubblica amministrazione, enti locali. Ma la manovra avrà un effetto depressivo sull’economia: la crescita 2007, che avrebbe raggiunto l’1,5% si ridurrà all’1,2%: uno 0,3% in meno causato dall’«inevitabile impatto» della manovra sui consumi delle famiglie e dello Stato.
Gli impegni con Bruxelles. Il governo «mantiene invariati gli impegni presi con l’Europa», si legge nell’introduzione del Dpef, ma si riserva di «valutare con precisione il percorso di rientro». Questo dipenderà dall’efficacia nel tempo delle misure strutturali che saranno adottate con la Finanziaria. «Non posso escludere che le misure possano essere più lente nel produrre effetti», ammette «TPS» in un incontro alla stampa estera. L’eurocommissario Joaquin Almunia accoglie con favore l’ipotesi di un rientro dell’Italia sotto il 3% a fine 2007; si riserva però di valutare il testo del Dpef, che Padoa-Schioppa gli illustrerà lunedì. E comunque, aggiunge prudentemente, «un giudizio definitivo potrà essere dato solo in autunno, dopo che le misure a riduzione del deficit saranno scritte nella Finanziaria e poi approvate dal Parlamento».
I grandi numeri. Per quest’anno, il Documento stima la crescita economica all’1,5%, il rapporto deficit-Pil al 4%, il rapporto debito-Pil al 107,7%, l’avanzo primario allo 0,5% del Pil, il tasso di disoccupazione al 7,6%. Nel 2007 la crescita sarà inferiore (1,2%) a causa dell’impatto negativo della manovra correttiva sui consumi delle famiglie e della Publica amministrazione, ma il deficit scenderà sotto il limite fissato dall’Ue raggiungendo il 2,8%. Dal 2008 in poi, i miglioramenti proseguono fino a un azzeramento del deficit nel 2011: nello stesso anno il debito dovrebbe scendere sotto il 100% del Pil. Quanto alle privatizzazioni, si andrà avanti ma senza un programma preciso.
I tagli di spesa. «L’80% della spesa pubblica si concentra in quattro settori: previdenza, sanità, enti locali, pubblica amministrazione - spiega il ministro dell’Economia - ed è indispensabile intervenire perché ci sono squilibri e inefficienze. Ma qui - precisa - il Dpef si ferma, e non dice quali saranno gli interventi in ciascuno dei settori». I lavori però non sono a zero: sulle pensioni si pensa di eliminare lo «scalone» della riforma Maroni, sulla sanità e la finanza locale è in arrivo un nuovo Patto con Regioni e altri enti, nella pubblica amministrazione ci saranno interventi su «organizzazione e persone».
Sviluppo e cuneo fiscale. Il Dpef ribadisce che la crescita, in Italia, è ferma da una decina d’anni. Un terzo della manovra 2007 dovrebbe servire per rilanciare lo sviluppo, soprattutto finanziando il taglio di 5 punti del cuneo fiscale, che il ministro conferma. Un elemento selettivo del provvedimento, aggiunge il ministro, «sarà a favore delle imprese che assumono lavoratori a tempo indeterminato».
Tassazione «più equa». Il governo non fa mistero di essere «seriamente impegnato» per giungere a un «regime di tassazione più equo, risanato dai mali dell’evasione e dell’elusione. In questa direzione sono stati compiuti passi importanti con la manovra correttiva», varata la settimana scorsa. Il continuo richiamo all’equità fa ritenere che il governo si sia lasciato le mani libere per intervenire sulle rendite finanziarie, sulle successioni, ma anche sulle aliquote Irpef per i redditi medio-alti («bisogna ricostituire la progressività compromessa dalle passate riforme»).