Ecco la mappa segreta dei tesori affondati

Nino Materi

Il sogno di impadronirsi dei tesori nascosti in fondo agli oceani è un’astrazione riconducibile all’ambizione umana di strappare alla natura ciò che non le «compete». Perché se è vero che il mare è il «legittimo proprietario» del prezioso forziere ambientale che vive in esso, è altrettanto vero che tutti i beni a bordo delle navi colate a picco sono «nostri». Peccato che essi siano ancora intrappolati tra gli abissi, in attesa che sub (onesti o disonesti, ma comunque temerari) vadano a recuperarli.
Nel Mediterraneo, ad esempio, «dormono» insabbiati a centinaia di metri di profondità galeoni spagnoli, velieri britannici, vascelli fenici, egiziani, greci, romani: tra loro alcuni erano certo carichi di oro sottratto alle colonie; inoltre le imbarcazioni che seguivano la rotta da Manila al Sud America trasportavano sicuramente porcellane asiatiche e altri oggetti preziosi. Va però precisato che gli eventuali relitti di quelle navi - risalenti all'era precristiana - interesserebbero più gli archeologi che non i cacciatori di tesori.
Eppure ci sono ancora «tombaroli» subacquei che si sentono prudere le pinne appena odono pronunciare le magiche parole «tesori sommersi». Sarà per questo che ad Atene, nascosta in un anonimo ufficio, si cela la mappa più ambita da ogni avventuriero: una rappresentazione grafica dei giorni moderni che individua in modo dettagliato più di 1000 antichi naufragi ancora sommersi sotto i mari greci.
Per secoli - si legge nel sito www.ekathimerini.com - generazioni di esploratori marini hanno scandagliato le profondità attorno alla terraferma greca e alle sue isole, ma solo di recente lo sviluppo di nuove tecnologie ha permesso agli archeologi di individuare con precisione centinaia di relitti. Informazioni che il governo greco non intende condividere con nessuno.
«Ogni naufragio è stato catalogato elettronicamente - ha dichiarato il direttore del dipartimento di Autorità sottomarine presso il ministero della Cultura -. Se il documento diventasse pubblico, saremmo costretti a imporre limiti alle immersioni nelle aree indicate. Senza contare che le antichità trovate da sommozzatori senza scrupoli potrebbero finire sul mercato nero, finanziato dai collezionisti di tutto il mondo».
Anche per questa ragione in Grecia la caccia di tesori è illegale e le immersioni subacquee sono consentite solo in zone determinate, lungo soli 500 chilometri su i 15.000 delle coste egee.
Molte delle scoperte sono piuttosto recenti, poiché solo negli ultimi tempi gli archeologi sono stati in grado di esplorare profondità superiori ai 40 metri, dove giace la maggior parte dei reperti, supportati dalle più recenti tecnologie sonar e dall’uso di natanti per l’esplorazione delle profondità marine. Hanno usato anche veicoli sottomarini autonomi (Auv) sviluppati in cooperazione con il Massachusetts Institute of Technology.
Ma alcuni dei ritrovamenti-chiave sono avvenuti nel modo tradizionale, ad opera di ignari pescatori. La più alta ricompensa mai corrisposta dal Consiglio archeologico centrale è stata di 440.000 euro per la scoperta di un’antica statua greca raffigurante una figura femminile, «catturata» da una rete a strascico a largo delle isole di Kalymnos nel 1995.
Una pesca davvero fortunata.