Ecco mappe e numeri di tutti i popoli che abitano il mondo

Le carte tematiche mettono a confronto le economie dei Paesi

Enza Cusmai

Il mondo racchiuso in un foglio formato A3 presenta le sue belle comodità. Si possono fare continui raffronti e scoprire quali sono gli stati più aridi o più piovosi del pianeta, oppure quelli più ricchi di vegetazione o a più alta densità di popolazione. Ma una carta tematica della Terra può rilevare altri aspetti, più attuali e indicativi dello sviluppo e dell’evoluzione di ogni singolo Stato. Per esempio, quanti personal computer possiedono gli africani? La risposta è meno di dieci per ogni mille abitanti. La situazione migliora, ma non troppo, in America latina dove si sale al dieci per cento della popolazione. Bisogna però trasferirsi negli Usa o in Australia per accorgersi che più di una persona su due usa regolarmente un portatile. L’Italia sta nel mezzo: una persona su tre si è convertita all’informatica. Questi numeri sono lo specchio dei tempi di un mondo che presenta fratture sempre più profonde tra gli stati cosiddetti civilizzati e il resto del pianeta ancora affogato nella povertà e nell’ignoranza.
Anche la diffusione dell’informazione, cioè di giornali e quotidiani nel mondo, è una cartina di tornasole molto significativa. Nei Paesi scandinavi, in Germania e in Groenlandia sono diffuse più di 250 riviste per ogni mille abitanti. In Russia, America settentrionale, Australia e in molti paesi europei si va dai 100 ai 250 giornali per ogni mille abitanti mentre in America latina e in Africa ci sono, al massimo, 25 quotidiani per ogni 1000 abitanti. Un altro aspetto dello studio geografico del pianeta riguarda la produzione annua di energia nucleare. E basta dare uno sguardo alla carta tematica sulle risorse energetiche per capire dove sono posizionati i tanto temuti impianti nucleari. Tutta la Russia è interessata alla produzione di energia pulita così pure gli Usa e il Canada, seguite da Svezia, Francia, Germania e Spagna. L’Italia che non vuole il nucleare è accerchiata da impianti che sono sorti come funghi nei paesi confinanti.
Ancora carte tematiche, questa volta in tema ambientale. Forse non tutti sanno che il Messico è il paese che possiede meno aree protette del pianeta: l’1% scarso e si capisce perché proprio in quel paese ci siano ben 72 specie di mammiferi a rischio estinzione, 57 specie di uccelli, 240 piante. Il centro Europa invece possiede più di un quarto di aree protette mentre l’Italia non va oltre il 12%. A rischio estinzione anche animali che vivono in India, in diversi paesi africani, in Nuova Guinea. Il record negativo se l’aggiudica però l’Indonesia con ben 146 specie di mammiferi a rischio, 121 uccelli e 383 specie di piante.
Dall’ambiente alla fame. In America del Nord, Europa, Egitto, Libia, Turchia regna l’opulenza. Per ogni abitante c’è una disponibilità giornaliera di 3.200 calorie. Si scende a 2.800 in Russia, Brasile, Argentina, Cile. In alcune zone asiatiche e in quasi tutta l’Africa si cala drammaticamente al di sotto delle 1.800 calorie giornaliere e quasi un bambino su due sotto i cinque anni è sottopeso. Le carte tematiche di un atlante, dunque, raccontano molto. E quelle contenute nel terzo volume dell’Atlante enciclopedico geografico, da oggi in edicola con il Giornale al prezzo di 12,90 euro (più il prezzo del quotidiano), svelano molti altri segreti del pianeta terra. Non solo ambiente e società, non solo produzione, turismo e telecomunicazioni ma anche storia e attualità.
Si passa dall’analisi della situazione mondiale agli inizi del ’900 all’elenco degli Stati che hanno ottenuto l’indipendenza, dai paesi che sono diventati delle democrazie a quelli che sono rimasti delle monarchie o sono ancora in mano al regime.
Un atlante moderno non può fare a meno di sintetici profili di tutti gli stati del mondo e soprattutto delle foto satellitari che setacciano l’intero pianeta. La più toccante è anche un eccezionale documento storico: è l’immagine che immortala enormi pennacchi di fumo che si innalzano da alcuni pozzi petroliferi del Kuwait durante la guerra del Golfo del 1991.