«Ecco la mia anima nuda» ROSALINDA CELENTANO

S’inaugura domani la prima personale dell’attrice In mostra 20 opere mai viste realizzate dal ’98 a oggi

È emozionata, Rosalinda. Domani in via Brera alla Miniaci art gallery mostra per la prima volta al pubblico i suoi quadri. venti. Mai visti. Roba da nulla potrebbe pensare chi l’ha vista al cinema a interpretare il diavolo nella «Passione di Cristo» con uno come Mel Gibson dietro la macchina da presa. Roba da nulla per una che si chiama Celentano e che sicuramente il pubblico lo ha sbirciato da tutte le angolature. Poi attrice, cantante ne ha fatte parecchie. Ma questa è un’altra cosa. È la vita. La sua. «Sono molto emotiva. Mi succede ogni volta che devo fare un film. Poi gioco ma in realtà dentro sento una specie di rivoluzione, un gruppo di guerrieri che suonano i tamburi. Ma questa volta è di più. È come mostrare l’anima e spogliarla. Il cinema è un buon lavoro, lo amo ma resto abbastanza distaccata. Con la pittura è diverso. Quando finisco un quadro sono stravolta. Dipingere è una necessità. È come fare l’amore, un desiderio che hai sempre. Ed è una necessità disperata. Mi sento abbastanza piccolina di fronte a una cosa così grande come l’arte».
Quando nasce?
«Non mi ricordo. Forse è nata prima lei e poi sono stata partorita io. Quasi ancestrale. A 4 anni feci un Cristo sulla croce e ho continuato a farlo per anni, in tutte le stagioni. Un uomo, bello, un’esplosione di dolore. Ho una fede laica, credo in quello che non vedo, a quello che sento, cerco qualcuno. Spero di essere sempre piena di dubbi. Il giorno che non li avrò più sarò come un armadio. Vuoto. Chissà forse pasticciavo già dentro la pancia di mia madre, poi ho avuto fretta di uscire... sono nata quasi di sette mesi».
Nessuna fretta invece di mettersi in mostra
«Erano anni che ci pensavo. Ho impiegato molto tempo per trovare persone che guardassero oltre il nome, il cognome e i vari vestiti che porti. Oggi è sempre più difficile.
Però è successo. I curatori della mostra parlano di «neo espressionismo». Rivedono i tratti di Emil Nolde, Otto Dix, «le esplosioni carnali» di Egon Schiele, le «rotanti pennellate» di Munch...
«Mi imbarazzano le loro parole. Il fatto che mi avvicinino a loro... Rimango muta di fronte a queste persone. Non ho mai studiato e questo lo dico con dispiacere perchè anche se uno ha talento ci vuole sempre la disciplina. Solo col talento non si va molto oltre. Per un anno come una clandestina ho frequentato l’accademia di Brera. Cercavo di imparare, di sentire con gli occhi. Certo ho sempre guardato a espressionisti tedeschi e austriaci con ammirazione».
Parliamo di colori...
«Sono molto legata al rosso. Il mio amico scultore Franco Verroca, mi ripeteva di “risparmiare” sul rosso. Mi diceva “Dio ha fatto tutti i colori ma in natura il rosso lo trovi da poche parti” ed è sempre nascosto. Dentro le vene ad esempio. È un colore prezioso che non va sprecato».
Per 25 anni ha vissuto a Milano, 11 a Roma, ora di nuovo qui...
«Da 4 anni, mi piace la discrezione di questa città, Roma è bella sempre. È come una una prostituta gigantesca, enorme. No, non vado d’accordo, sono una solitaria. Dopo Milano non so, il posto dove vorrei andare non ha nome, non so neanche se esiste. È la mia inquietudine... poi me la prendo con i capelli. Mi scateno sulla mia testa. Cerco di farli crescere ma non riesco. Tagliandoli penso di levare i pensieri ma i pensieri non sono i capelli. Magari il giorno della mostra mi cresceranno tutti di colpo (ride).
Mamma e papà Celentano hanno visto i quadri?
«Non ancora. Se vorranno venire all’inaugurazione sarò felice».
Cosa ti aspetti?
«Nulla. Non ho mai avuto agevolazioni da parte dei miei genitori. Se avranno un giudizio lo accoglierò. Mi aspetto cose da me stessa. Sono severa con me. Da loro... se mia madre amerà i miei quadri sarà contenta, altrimenti sarà lo stesso».
Rosalinda Celentano Miniaci art gallery, via Brera 3, fino al 19 giugno